Forever friends:
un week-end springsteeniano

di
Ferdinando Ametrano

La storia che segue è lunga, e molto personale. Se però siete curiosi di sapere com'è che Bruce Springsteen in costume da bagno ha cantato Backstreets per mia figlia, al bordo di una esclusivissima piscina, allora buona lettura.

 

La rivista Tempi pubblica la positiva recensione che il mio amico americano Lorenzo Albacete ha dedicato a "The Life That You Save Can Be Your Own - An American Pilgrimage", di Paul Elie. è la biografia comparata di quattro scrittori cattolici americani: Flannery O'Connor, Walker Percy, Doris Day e Thomas Merton. Aveva attirato la mia attenzione perché conosco

ed amo la O'Connor, ma non sapevo che Walker Percy - molto apprezzato da Springsteen - fosse cattolico. Penso che un libro così potrebbe piacere a Bruce. Decido di ordinarlo on-line. è il 23 giugno e quando arrivo alle opzioni di spedizione ho un'intuizione: scelgo l'opzione di consegna 3-5 giorni lavorativi e decido che se arriva prima del concerto di Milano (28 giugno) provo a regalarlo a Springsteen. 

 

Venerdì 27 giugno devo intervistare Nils Lofgren. L'incontro personale è stato declinato a favore di un'intervista telefonica. Nils - mi dicono - è a due ore da Milano. Intuisco che è a Cernobbio a Villa D'Este, dove so che soggiorna Bruce, e probabilmente non vuole favorire possibili violazioni della privacy di Bruce. Il numero telefonico che mi viene dato conferma l'ipotesi Villa D'Este.

 

Nel pomeriggio dalla portineria mi segnalano che è arrivato un pacco per me. è il libro di Elie, che inizio subito a leggere: prologo e primo capitolo. Parla del pellegrinaggio americano dei quattro scrittori, dove per pellegrinaggio si intende "un viaggio intrapreso alla luce di una storia". Quante assonanze con la musica di Springsteen. In fondo anche il suo viaggio è un pellegrinaggio, e la sua arte appartiene alla radice di quella stessa grande tradizione americana della O'Connor e degli altri. Decido di provare a consegnare il libro. Scrivo una dedica/lettera all'interno del libro, dove ringrazio Bruce e faccio un parallelo tra la sua musica ed i temi del libro.

 

So che la consegna sarà quasi impossibile: Villa D'Este è nota per l'alto livello di security e rispetto della privacy. Pressoché impossibile entrare. Porto con me moglie e figli: male che va, prenderemo un gelato e faremo una passeggiata sul lungo lago. Arriviamo a Villa D'Este e fuori ci sono almeno una dozzina di fans che attendono. L'ingresso è presidiato da una guardia.

 

Io spingo il passeggino con a bordo mio figlio Simone di un anno, mia moglie Rosa porta per mano nostra figlia Chiara di 4 anni. Entriamo come se fossimo ospiti dell'albergo, ma superato il primo sbarramento al secondo veniamo fermati dalla guardia. Accenno al fatto che devo consegnare un libro e mio figlio Simone, ben noto per la sua scontrosità ed antipatia, inaspettatamente saluta con la manina e sorride. La guardia ricambia il sorriso: siamo incredibilmente dentro. 

 

Villa d'Este per chi non ci fosse mai stato non è un albergo tradizionale, ma un ampio complesso situato in un vasto giardino che affianca al corpo centrale dell'hotel diverse ville sparse sul lungo lago, con tanto di piscina posta all'interno del lago e porticciolo privato. Camminiamo 500 metri per arrivare alla reception.

 

Alla reception chiedo un post-it che appiccico sulla copertina del libro, ci scrivo su "Per Bruce Springsteen" e lo consegno. L'addetto mi guarda sospettoso e mi chiede se siamo ospiti dell'albergo.

"No," - replico - "devo solo consegnare questo libro".

- "Ma *lui* sa del libro?"

- "Certo! Sono qui apposta!"

 

Andiamo via ed io mi dirigo verso l'uscita. Non penso nemmeno di cercare Springsteen: il posto è molto grande, io sono soddisfatto di aver consegnato il libro e voglio evitare le lamentele di mia moglie che non fatico ad immaginare: "non passeremo mica tutto il pomeriggio a cercare Bruce?" Ma inaspettatamente Rosa mi dice: "è così bello qui! Perché non approfittiamo e facciamo due passi?" 

 

Mentre girovaghiamo arriviamo alla piscina nel lago. All'interno della piscina grande c'è una piscina più piccola, e li in mezzo c'è Bruce che ride, anzi starnazza rumorosamente, parlando in quello che sembra un microfono, ma piu' probabilmente è un cellulare, forse passatogli dai due che sono in piscina vicino a lui. Ci sediamo li e ci guardiamo intorno. A sinistra ci sono Nils Lofgren e Roy Bittan, con rispettive mogli/compagne. Più in la, mia moglie nota Patti Scialfa. Chiara fa fatica a riconoscere Bruce, ma il vero problema è Simone, che dopo una decina di minuti incomincia a strepitare, attirando l'attenzione di tutti, con mio evidente

imbarazzo.

 

L'imbarazzo è ancora maggiore perché temo di essere riconosciuto da Nils, che avevo incontrato già qualche settimana prima a Londra. Nils potrebbe pensare che io abbia utilizzato il numero telefonico per ottenere l'indirizzo. Mia moglie prende Simone per mano (sta iniziando a camminare) e lo porta in giro per cercare di tranquillizzarlo. Io resto in attesa del momento buono per farmi avanti, cosciente che non sarà facile: l'atmosfera è rilassata

e familiare e non voglio fare la parte del seccante rompiscatole. Al tavolino di fianco si siedono quello che credo essere il figlio di Bruce con una signora, hanno sul tavolo dei libri (o forse un gioco) di Harry Potter.

 

Squilla un paio di volte il mio cellulare: sono amici a cui racconto la situazione. Decido di spegnere il telefono, ma realizzo che mentre io ero distratto Bruce è uscito dalla piscina ed è scomparso. Arriva mia moglie e mi chiede perché non l'ho raggiunta, visto che Patti ed una amica si erano messe a giocare con i miei figli. Mia moglie non conosce l'inglese:

se solo mi fossi avvicinato potevo parlare con loro. Penso tra me che ormai

l'occasione d'oro è persa, e Bruce è andato.

 

La situazione si sta facendo insostenibile: Simone continua a lamentarsi. Intanto Patti sta mangiando con amici ad un tavolino non distante dal nostro. Chiedo l'ora: sono le sei meno dieci. Tergiverso ancora un po', infine decido di tentare il tutto per tutto: confidando sul fatto che Patti aveva giocato coi miei bambini dico a mia figlia di andare a regalarle un CD che avevo con me. Il CD è "I'm A Big Girl Now", una raccolta non ufficiale di outtakes, apparizioni televisive e b-sides rare di Patti Scialfa, curata da una mia amica americana. Mia figlia non vuole andare da sola e vuole che io vada con lei. Tentiamo.

 

Ci avviciniamo, ed io dico a Patti che mia figlia ha un regalino per lei. Patti abbraccia mia figlia, poi le solite domande "what's your name?" "how old are you?", infine prende il CD. Lo guarda stupita, mi guarda, lo gira per leggere l'elenco delle canzoni, e sul volto le si disegna un bellissimo sorriso. "Ma è incredibile: queste le ho registrate quando avevo vent'anni". Non è vero, aveva già qualche anno in più, ma evito di contestare pignolo ....

"Io non ho più queste registrazioni. Come hai fatto ad averle?" - "La magia di Internet! è una compilation curata da una mia amica americana, una tua fan. è un 'fan-project, not-for-profit'" - "Straordinario!"

 

E' fatta! Patti è davvero contenta, e non abbiamo fatto la figura dei rompiscatole. "Adesso chiamo mio marito!", ma il ragazzo che stava mangiando con lei le replica che Bruce è piuttosto impegnato in quel momento. "Di' a Bruce di venire immediatamente! è molto importante!" E mentre il ragazzo va a chiamare Bruce penso fra me che tutto il mondo è

paese: comandano sempre le mogli.

Intanto mentre aspettiamo Bruce chiedo a Patti se e quando uscirà il suo nuovo disco. "è pronto. è finito: uscirà l'anno prossimo, alla fine del tour di Bruce". Maliziosamente suggerisco che è difficile su questi argomenti credere alla famiglia Springsteen. Ride e replica che questa volta devo crederle.

 

Bruce arriva in costume da bagno, caracollando con la sua camminata leggermente zoppicante, e mi sembra abbastanza seccato. Si siede e Patti inizia a parlargli del CD, commenta le canzoni una ad una: "questa è quella che fa sha-la-la, questa è quella che fa li-li-li, quest'altra - ti ricordi? - l'ho registrata in quello studio ecc. ecc." Bruce non si entusiasma, ordina un hamburger, che mangerà mentre - apparentemente rassegnato - ascolta la moglie. Mi inserisco nella conversazione dicendo che esiste anche un secondo volume, e che se le interessa posso farglielo avere. "Assolutamente!" risponde, e rivolgendosi alla ragazza con i capelli rossi seduta al suo tavolo le chiede di darmi l'indirizzo. Io ho la carta, ma non trovo una penna, così la ragazza va a cercare una penna. (La sera a casa ovviamente mi accorgo che avevo quattro dico quattro sharpie pen utili per gli autografi).

 

Arrivano intanto due ragazzine a chiedere l'autografo di Bruce, che quindi intercetta la penna che nel frattempo è arrivata. Bruce ha qualche problema con lo spelling del nome Letizia, ed io l'aiuto. La ragazza dai capelli rossi risulta essere Kelly Kilbride, assistente di Patti e Bruce, che scrive sul mio notebook l'indirizzo a cui spedire il CD. Mi aspetto uno Shore Fire Media, un Jon Landau Management ... che so ... un Sony New York, ed invece no, l'indirizzo è quello li': Rumson, New Jersey. Kelly scrive pure il suo e-mail e mi dice: "il CD spediscilo a Patti, qualsiasi cosa hai bisogno chiedi pure a me". WOW! Infine mi chiede se voglio qualcosa di autografato. "Si, grazie, vado a prendere qualcosa".

 

Raggiungo la mia borsa. Dentro c'è l'edizione speciale DVD di The Rising, il CD singolo limitato "Live and Rare", la discografia completa di Nils Lofgren, l'ultimo di Soozie Tyrell e Clarence Clemons .... ed una copia del libro Songs. Prendo Songs pregustando la scena che inevitabilmente sta per accadere. Consegno il libro a Patti, che lo passa a Bruce, ma io intervengo precisando che in realtà vorrei l'autografo di Patti. Bruce mi guarda stranito, con un'espressione che non ha prezzo, mentre restituisce il libro a Patti, anche lei piuttosto sorpresa. Ma l'arcano è presto svelato: il libro ha già una bellissima dedica di Bruce a tutta pagina, mentre nella pagina a fianco ci sono le firme di tutta la E Street Band eccetto quella

di Patti. Ci facciamo tutti una risata. Patti firma vicino agli altri E-streeters, nonostante lo spazio sia limitato: gentilissima non approfitta della pagina di Bruce, dove pure c'era molto più spazio.

 

Il momento sembra quello opportuno per salutare. Mia figlia è stata aggrappata alla mia gamba tutto il tempo. Mia moglie è stata con Simone, ma ha trovato il tempo di comunicare a gesti e fare una gaffe: parlando di figli Patti le aveva fatto capire che ha tre figli, e mia moglie indica Kelly scambiandola per la figlia maggiore, tra le risate di Kelly e Patti (che precisa in italiano "no, piccoli, piccoli"). Bruce tutto sommato non è stato molto comunicativo: l'impressione iniziale che fosse seccato era magari eccessiva ma non sbagliata. Provo a temporeggiare dicendo che il giorno dopo saremmo stati al concerto, ed avremmo portato Chiara. Mi offro di raccontare un aneddoto.

 

Di solito il giovedì sera mia moglie esce con i suoi amici ed io sto a casa con i bimbi. Quando uscì il Live In NYC scoprii che mia figlia (all'epoca aveva 2 anni e mezzo) restava affascinata da quel concerto. Una di quelle sere, quando ormai avevamo già visto il doppio DVD un paio di volte, propongo a Chiara di vedere un concerto di Neil Young, che le introduco come un amico di Bruce. Mentre inserisco il DVD mia figlia a bruciapelo mi chiede: "Ma la fa 'hiding on a backstreets'?"

Ovviamente Neil Young è stato immediatamente rigettato a favore della terza visione del Live, con il sottoscritto commosso dai gusti musicali della figlia (che ovviamente non parla inglese, ed alla quale - giuro - non propongo sempre e solo Springsteen).

 

Mentre racconto questo aneddoto, Bruce senza attendere che io finisca inizia a cantare. Lì, seduto, in costume da bagno, tende la mano verso mia figlia aggrappata alla mia gamba: "Hiding on a Backstreets ... Hiding on a Backstreets ..." Io fino a quel momento era sempre stato molto presente. Le emozioni non mi avevano sopraffatto come nei precedenti brevi incontri con Springsteen: c'era stato tutto il tempo di abituarsi prima all'idea che loro fossero li in piscina, poi che Patti stesse giocando con i miei bimbi, la chiacchierata con Patti, il CD, l'arrivo di Bruce, gli autografi. Un crescendo graduale. Ma quando Bruce ha iniziato a cantare ... Semplicemente ho incominciato a pensare "è un sogno ... è troppo surreale per essere

vero ... non è possibile" cercando inutilmente di concentrarmi sulla voce di Bruce. Mi è sembrata un'eternità', e solo dopo un bel po' riesco finalmente ad ascoltare e faccio in tempo a cogliere un finale, dolcissimo ed intensissimo, "we swore forever friends", cantato con una voce incredibile, con quella mano tesa verso Chiara (si, quella mano, proprio quella del Live in NYC), con una tenerezza nei confronti di mia figlia che allora mi ha mozzato il fiato, e che ancora adesso mi da i brividi.

 

Di nuovo sembra arrivato il momento di andare. Oddio ... sono anni che cerco la foto con Bruce ... ma in costume da bagno non accetterà mai. Azzardo un timido "mi sembra non sia il momento adatto per una foto, vero?" Bruce scuote la testa a conferma che il momento non è adatto, ma Patti gli intima: "Devi almeno fare una foto con la bambina". Bruce chiama Chiara: "C'mon baby, c'mon", ma niente, Chiara è impietrita aggrappata a me. Patti incalza: "la stai spaventando. Devi fare la foto col padre, così non ha paura." Bruce si alza, si avvicina e si accovaccia per avere la stessa altezza di Chiara, la quale si sistema sulla mia gamba.

 

Do la macchina fotografica a Rosa, che nel frattempo mette Simone da solo su una sedia. Io sfoggiando il mio miglior sorriso le intimo feroce: "se sbagli questa foto chiedo il divorzio". Vedo la macchina tremare nelle sue mani. Passa un'eternità' e per riempire il vuoto dico anche a Bruce: "è nervosa perché sa che se sbaglia questa foto potrei arrabbiarmi". Primo

clic. "Scattane un'altra per favore" suggerisco preoccupato. Patti interviene chiedendomi se voglio che scatti lei la foto così che Rosa possa mettersi in posa con noi. Rispondo senza riflettere: "non importa. Piuttosto potresti badare a Simone, per favore? Ho paura cada dalla sedia". Secondo clic. Le foto risulteranno mediocri, ma almeno si capisce che siamo noi e Bruce.

 

Mia moglie più tardi tornando a casa mi chiede se avevo domandato io a Patti di badare a Simone. "Si, perché?" - "Perché è stata tenerissima, l'ha prima abbracciato da dietro, poi siccome era irrequieto, l'ha preso in braccio e ci giocava". Io tutta questa scena l'avevo completamente persa. Ho chiesto a Patti Scialfa di fare da baby-sitter a mio figlio: irreale.

 

Basta, stavolta bisogna davvero andare. Saluti, promesse ("ti mando il CD"), baci (solo ai bimbi), quando arriva il turno di Bruce gli dico che ho lasciato un libro per lui in reception. Ringrazia distratto. Aggiungo che è un libro su Flannery O'Connor e Walker Percy, ed a quel punto si gira davvero sorpreso: "davvero?" - "Certo! è in inglese, un libro appena uscito". Stavolta ringrazia convinto.

 

Mentre usciamo chiedo l'ora. Sono le sette di sera: curiosamente ai primi amici a cui racconto la storia dico che siamo stati con Bruce e Patti una ventina di minuti. Mia moglie mi fa notare che siamo stati con loro almeno 40-50 minuti. We swore: forever friends. 

 

La sera del venerdì ho organizzato una cena con amici da tutto il mondo: sono in ritardissimo, i primi sono già arrivati. Parte del ritardo è colpa di Chiara, che non voleva lasciare uscire me e Leo (un amico americano che è stato mio ospite le 3 settimane tra Firenze e Milano) da soli: pensava avremmo cenato con Bruce. Sorrido ... nemmeno se ormai con Bruce fossimo amici ...

 

Alla cena siamo tanti, più del previsto, fa un gran caldo, ma sembra che tutti si divertano. Tiriamo le due a cantare, e c'è anche Rosalita. Qualcuno commenta: "speriamo di sentire una versione migliore domani!"

 

Il giorno dopo inseguo inutilmente Soozie Tyrell, ma è destino che questa intervista non debba realizzarsi: rinviata a causa mia da Dublino a Milano, salta per problemi tecnologici (e-mail e cellulari che falliscono nel momento cruciale). Comunque ci divertiamo tutto il giorno preparando un esperimento tecnologico: registrare lo show intercettando gli IEM. Sarà un fallimento totale, ed a tarda notte dopo il concerto con Leo, distrutti, spenderemo le nostre ultime energie nell'ascolto dei nastri. Speriamo di trovare qualcosa che si salvi di tutto quello che abbiamo registrato: nulla, tutta spazzatura. Mi consolo pensando che ci sono amici che non ho mai visto che mi spediscono 3000 dollari di material elettronico cosi', sulla fiducia, per registrare il concerto. "The trust is deep", scrivono. We swore: forever friends.

 

E' sabato pomeriggio: con Rosa, Chiara ed alcuni amici andiamo al concerto. Dei giornalisti di Repubblica fermano la mia famiglia: foto e mini intervista. Alla fine butto li: "ieri abbiamo trascorso un'ora con la famiglia Springsteen in piscina, ma non scrivetelo che tanto non ci

crederebbe nessuno". Il giorno dopo la nostra foto è sull'edizione milanese. Evidentemente la congiuntura astrale del week-end era estremamente positiva.

 

Quanto al concerto, per me è stato il più bello di sempre. Non so dare un giudizio oggettivo, ma soggettivamente per me è stato così. Probabilmente è stato lo show che ho guardato di meno: tutti i miei sguardi erano per mia figlia, che ha ballato, cantato, applaudito fino alla fine. Eravamo nelle tribune numerate coperte, parzialmente riparati dall'acqua. Ma mia figlia niente: voleva andare avanti, alla balaustra, e fa niente se la mamma resta a sedere. Chiedeva degli amici: "dov'è Maria Claudia?" - "è più avanti, li tra la gente nel prato" - "Papà, ma perché non andiamo anche noi, perché siamo così indietro?"

 

Su Empty Sky Chiara mi chiede: "perché questa canzone è così triste?" - "Perché parla di un marito che ha perso la moglie." Su Waiting mi dice: "questa assieme ad 'hiding on a backstreets' è la mia preferita".

 

Gli amici sono tanti: Tiziana, Davide, Walter, Sue, Linda, Leo, Frank, i genitori degli amici nel prato. Paolo e la sua famiglia. Ad un certo punto presento a Chiara un tipo pelato, con la maglietta di Duffy Duck stile Live 75-85, uno di quelli ben noti nell'Internet springsteen-italico, e le dico: "questo è un signore cattivo che tutte le volte che papà lo invita a cena non vuole mai venire, non vuole essere nostro amico". Chiara prima reagisce: "non invitarlo più". Poi più tardi mi dirà: "forse è timido".

 

Su My City Of Ruins, Chiara mi chiede per la prima volta quando andiamo a casa. Due minuti dopo su Dancing In The Dark è li che balla. Arriva finalmente anche Rosa. Su Rosalita si balla tutti assieme. Chiara si ferma e mi dice: vado a chiamare Leo, così viene a ballare anche lui. Ma io so che siamo alle ultime note. La guardo salire i gradini inconsapevole che lo spettacolo è ormai finito. Sta andando a chiamare il suo amico Leo. We swore: forever friends.

 

Usciamo lentamente, c'è il tempo per salutare tutti, un panino. Ci avviamo alla macchina. Mia figlia domanda ancora: "papà, perché non ha fatto 'hiding on a backstreets'?". Un attimo di incertezza, e poi rispondo: "perché l'ha già cantata ieri per te." - "Ah, ho capito". Più avanti,

mentre si lamenta dei piedi nudi nei sandaletti, bagnati nelle gigantesche pozzanghere, mi dice: "Sei proprio un bel papà. Voglio tenerti a lungo". 

 

Il giorno dopo accompagno Leo all'aeroporto. La sera torniamo a Cernobbio: Kelly mi ha segnalato che il libro che avevo  lasciato in reception non è stato consegnato, mi chiede di prenderlo e spedirlo. Gli Springsteen sono già partiti, ma nonostante questo stavolta all'ingresso non ci fanno passare: entro solo io e Chiara. Alla piscina Chiara domanda: "Bruce è tornato in America?" - "Sì" - "è partito in aereo con Leo, vero?". Sorrido ... we swore: forever friends.

 


Copyright © 2003 by Ferdinando Ametrano
Last Revised: 03.07.03
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