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Qual è l'obiettivo di questo tour?
"Cambiare la direzione del governo degli Stati Uniti, mobilitare gli
elettori progressisti e cambiare l'amministrazione a novembre".
In tutta franchezza, chi diavolo è Bruce Springsteen per dire a
qualcuno come votare?
"Ecco la mia domanda preferita".
Lo immaginavo.
"Prima di tutto io non dico proprio niente a nessuno. E' solo un invito
alla gente a riflettere insieme
sulle cose. Secondo: pare che questa domanda venga posta solo ai
musicisti e agli artisti. Se sei un lobbista a Washington, o un uomo
d'affari nessuno si lamenta e ti dice di farti gli affari tuoi e di
lasciar perdere la politica. Le grandi corporation influenzano il
governo a loro modo. I sindacati influenzano il governo a loro modo. Gli
agricoltori fanno lo stesso. Gli artisti scrivono, cantano, è così che
ci guadagniamo il pane, e lo facciamo di fronte a tutti, non in riunioni
segrete a porte chiuse. Facciamo sapere alla gente che cosa pensiamo...
Non so se la gente segue i musicisti per il loro orientamento politico,
ne dubito, ma la musica può portare le persone a radunarsi e a
riflettere su problemi seri, ed è proprio quello che stiamo tentando di
fare".
Non è affatto un atteggiamento tipico della sua carriera. Per gran
parte della sua vita professionale è stato molto cauto... ha denunciato
apertamente molte questioni, ma non si è mai schierato, almeno per
quanto mi risulta.
"Beh mi sono sempre sentito schierato a difesa di certi ideali, che si
trattasse di giustizia politica, di trasparenza nel governo,
dell'atteggiamento nei confronti dei cittadini più deboli, e in politica
estera, sulla decisione di mettere a rischio le vite dei più coraggiosi
dei nostri uomini e delle nostre donne. Scrivo di queste cose da 25
anni. Mi sono sempre tenuto discosto dai partiti perché reputavo
importante essere una voce indipendente. Puntavo alla fiducia dei miei
fan. Col tempo ti costruisci una credibilità e spero l'abbiamo costruita
con il nostro pubblico. Il mio pubblico è fatto di democratici,
repubblicani e di gente di ogni orientamento. Credo che sia giunto il
momento di far valere questa credibilità. Secondo me questa elezione è
la più decisiva di tutta la mia vita adulta. Sono in gioco questioni
fondamentali circa l'identità americana: chi siamo, che cosa
rappresentiamo, contro chi combattiamo... Fondamentalmente mi sembra
che, come nazione, negli ultimi quattro anni ci siamo allontanati molto
da quelli che reputo i valori tradizionali americani. Mi riferisco agli
ingenti sgravi fiscali a favore dei più ricchi, ovvero l'un per cento
della popolazione. Certo, è fantastico per i pezzi grossi delle
corporation, per i chitarristi carichi di soldi, ma dall'altra parte
assistiamo a tagli nei servizi, nei programmi scolastici di sostegno
destinati a chi più ne ha bisogno, ad una marcia indietro sulla
normativa a tutela dell'ambiente e ad una politica estera che secondo me
mette a rischio le vite dei più coraggiosi dei nostri uomini e delle
nostre donne in circostanze ormai non più credibili. Non credo che John
Kerry e John Edwards abbiano tutte le risposte, ma oggi come oggi, visti
i problemi che abbiamo, non vedo nessuno che le abbia...".
Non pensa che questo tour possa nuocerle ... tanti concerti, tante
città, interviste ... irriterà un sacco di gente.
"Questo è certo. Signori, sono pronto al linciaggio".
Picchieranno duro?
"Credo che esista un legame tra un artista e il suo pubblico, un vincolo
particolare perché imprimi le tue impronte digitali sulla loro
immaginazione. E' un legame molto intimo, che dura da tempo... Credo che
per una parte del mio pubblico sarà come recidere quel legame, ma
fondamentalmente penso che il rapporto sia più complesso, che siamo sì
uniti, ma non una cosa sola. Spero fondamentalmente di chiarire alcune
delle cose che rappresento e che questo chiarimento arricchisca il
rapporto che ho con ogni componente della mia vita. Tutti sono benvenuti
al nostro show e vorrò sempre che tutti si sentano tali".
Pubblicato su
La Repubblica
del 26.09.2004
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La
Repubblica
(traduzione di Emilia Benghi) |