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Kingdom of Days |
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Con Bruce Springsteen del 1975 – quando fu pubblicato BORN TO RUN – sono ormai quasi trentacinque anni che Roy Bittan è in servizio stabile nella E Street Band. "Eppure il mio sound continua ad essere quello di un ragazzino ebreo alle prese con una fisarmonica", ride il tastierista al telefono. È a casa sua, a Malibu in California, dove assieme alla moglie e ai due figli vive da più di vent'anni, anche se ha mantenuto un appartamento nella nativa New York. Celebrerà il suo sessantesimo compleanno a Monaco, quest'estate, sul palco al fianco del Boss. Da poco, peraltro, è uscito Working On A Dream, il nuovo album di Springsteen che continua a segnare la rinascita della E Street Band nel nuovo millennio. Ci sono canzoni come Queen of the supermarket e Kingdom of days, che vanno dalla cronaca da tabloid all'inno… "Sono delle belle canzoni per pianoforte", dice Bittan. "Comunque, gli ultimi dieci anni sono stati fantastici. C'è più amore tra i membri della band rispetto al passato: ci rendiamo conto che siamo le uniche otto-nove persone ad aver passato tutto quello che abbiamo passato. È una benedizione, una vera rarità. Certo, ci manca Danny e poi di certo non è che col passare del tempo ringiovaniamo. Spesso mi dico: 'Va bene, questa è stata la mia vita adulta, questo è ciò che ho realizzato, ma per quanti anni ancora continueremo?'
Credo che sia la stessa domanda che si
pone Bruce: penso che, specialmente negli ultimi tempi, si sta rendendo
Come è entrata la musica nella tua vita?
"Fu quando vidi un fisarmonicista all'Ed Sullivan Show. Si chiamava
Dick Contino e ricordo che mi
dissi: 'Voglio suonare anch'io quello strumento'. Non c'era ancora stato
Elvis. E Contino, dal 1949 al 1952 fu uno degli artisti più celebri
degli Stati Uniti. Aveva un aspetto tipicamente italiano, muscolare: a
quei tempi, le donne gli lanciavano le chiavi delle loro camere
d'albergo – una cosa che ero troppo piccolo per poter apprezzare, ma
amavo quello strumento e così chiesi di prendere delle lezioni; i miei
dissero di sì. Studiai fisarmonica e, fino a quando Danny è morto, la E
Street Band ha detenuto il dubbio primato di essere Chi era il terzo? "Nils! In qualche concerto europeo abbiamo fatto la scenetta dei Tre Fisarmonicisti Pazzi, raccogliendo qualche timido applauso. In Svezia, ad esempio, abbiamo suonato una canzone folk scandinava; in Germania una polka; e qualcosa di sicuro anche in Italia, ma non ricordo cosa."
Il tuo stile pianistico è molto ricco. È
per via della fisarmonica? "Domanda interessante, perché quando sei agli
inizi non ti ascolti mai veramente, ma con gli anni ti guardi indietro e
credi di intuire che hai sviluppato un tuo proprio sound riconoscibile.
Quindi, oggi come oggi, credo che la fisarmonica c'entri molto, per via
della sua natura melodica: quando la suoni senti pathos e gioia". Hai conosciuto Bruce al Max's Kansas City di New York nel 1974, quando la E Street Band divideva il cartellone con un gruppo di cui tu facevi parte. Cosa ti ha colpito subito di lui? "È stata una folgorazione. Tutti, nel locale, erano impazziti. C'erano due cose di lui che mi affascinarono al primo colpo. Innanzitutto il suo carisma, un carisma incredibile: aveva la capacità di creare tra lui e il pubblico un'intimità immediata. E poi, ovviamente, la musica, che sentii subito mia perché ci leggevo l'influenza del boardwalk. Sono cresciuto a Rockaway, dove c'era un boardwalk non troppo diverso da quello del Jersey Shore, così come un luna-park. Se poi ci aggiungi il rhythm & blues e il grande rock… Insomma, pensai subito che fosse fantastico. Per qualche sera i nostri gruppi si divisero la scena. Lo incontravo nei camerini e gli dicevo: 'Amico, sei grande!', e lui mi diceva: 'Ehi, hai suonato benissimo'. Ci davamo gran pacche sulle spalle. E io non avevo dubbi che quel ragazzo ce l'avrebbe fatta". Sei entrato nella E Street Band al momento giusto. Il piano domina Born Tio Run… "Sulla canzone Born To Run ha suonato David Sancious, che a quei tempi era ancora nella band e che dovetti sostituire: una bella responsabilità! Comunque, sì, l'album fu registrato principalmente con l'utilizzo di piano, basso e batteria. Bruce ci aggiungeva un po' di chitarra ma il suo primo pensiero era quello di ottenere subito un buon sound dal piano, dal basso e dalla batteria. Dopodiché si poteva aggiungere altra roba: l'organo, la chitarra, e il resto. Abbiamo passato davvero un sacco di tempo a trovare gli arrangiamenti giusti, ad esempio per il finale di Thunder Road. E poi, Jungleland, mio dio! Ci domandavamo come unire tutte le parti diverse che la compongono; e in quel caso mi sono stati utili i miei studi classici per connettere il tutto e renderlo fluido. Era una vera e propria suite, e Bruce non voleva registrarla pezzo per pezzo e poi cucire le varie parti; voleva che la suonassimo dall'inizio alla fine, una due, dieci volte, fino a quando non avessimo trovato la take giusta. Non fu affatto facile. Insomma, per quel disco provammo un sacco, e c'era da fare un vero e proprio lavoro di costruzione. Le canzoni avevano bisogno di una struttura solida e io credo di essere riuscito a suonare delle parti di piano che evidenziassero cosa Bruce voleva ottenere. Un uso così massiccio del pianoforte dà a un album una consistenza che non puoi raggiungere se usi solo le chitarre." Born To Run è così pianistico perché aveva a disposizione te per la prima volta? "Credo che Bruce avesse capito che ero in grado di cristallizzare ciò che aveva in mente. Scrisse molte di quelle canzoni al piano e io fui poi abile nel suonarle afferrando il loro succo – l'innocenza, la perdita dell'innocenza, eccetera. È strano perché all'inizio doveva essere semplicemente un altro disco rock elettrico, ma alla fine divenne un monumentale disco rock!"
Fu inevitabile la rottura della E Street
Band dopo Born In the U.S.A.? Per me era come buttare il bambino
con l'acqua sporca, per così dire. Così almeno mi sembrò quando Bruce
iniziò a lavorare a Tunnel Of Love, che in un certo senso fu
l'ultimo album prima della rottura. Lo registrò praticamente da solo.
Lavorai su Brilliant Disguise e Tunnel Of Love nel suo
studio casalingo; ma fu una cosa molto diversa dal nostro metodo
abituale, e cioè quello di riunire la band in studio e registrare i
pezzi praticamente dal vivo. Quel nuovo metodo non è che mi piacesse
molto. E fu così che presi la decisione di trasferirmi in California,
visto che quando non lavoravo con Bruce lavoravo nella West Coast con
Jimmy Iovine, Stevie Nicks e altri. Comunque, per rispondere alla tua
domanda, non credo che la rottura fosse inevitabile.
La verità è che Bruce non riusciva più ad
andare avanti con la band usando gli stessi metodi del passato e che al
tempo stesso non sapeva come utilizzarla diversamente per registrare.
Penso che si sia sentito in trappola, penso che volesse qualcosa di più
del solito: 'Entriamo in studio e suoniamo'. E poi, a un certo punto si
Quest'ultimo decennio è stato il più frenetico per la E Street Band dagli anni Settanta. È davvero una resurrezione fantastica, a parer mio. Sarebbe andata ugualmente anche se non ci fosse stato l'11 settembre? "Be', il Reunion Tour è stato prima dell'11 settembre. E ancora prima avevamo fatto Blood Brothers, per cui avevamo registrato un paio di grandi pezzi; ma non credo che a quel tempo Bruce fosse pronto per rimettere in piedi il gruppo. Poi, comunque, abbiamo fatto il Reunion Tour e lì Bruce ha capito che tra noi c'è una chimica speciale. Siamo una band che è molto di più della somma delle sue parti. E non ce ne sono molte di band così. Le puoi contare sulle dita di due mani le grandi band ancora in giro. Insomma, Bruce ha riconosciuto cosa eravamo e ha pensato che sarebbe stato bello utilizzarci di nuovo e che poteva essere ancora incredibilmente creativo all'interno della E Street Band. Penso che in particolare questo nuovo album è fantastico; Bruce è riuscito ad andare in una direzione che in passato aveva solo sfiorato. Ad esempio, ci sono degli elementi pop che prima non aveva mai esplorato così a fondo. È roba che viene da certa grande musica che tutti noi amiamo: i Beatles, i Beach Boys, Phil Spector, Roy Orbison… L'altra sera ero in macchina con mia moglie e stavamo ascoltando l'album e ho detto: 'Ma ti rendi conto di come sta cantando?'. La voce di Bruce sul disco è spettacolare – e già solo per questo Working On A Dream è un album speciale. Quando canta Tomorrow Never Knows, il tono della sua voce mi stende. È beatlesiano". Keith Richards ha detto che quando giungerà il suo ultimo momento, la sua ultima richiesta sarà quella di suonare Jumpin' Jack Flash. E tu? "Dovrebbe essere la canzone più lunga in catalogo. Forse Jungleland". |