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The People Speak |
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Gli Stati Uniti ripartono dalle proprie
radici per guardare con speranza al futuro. Attori e cantautori si
esibiscono, rispettivamente in un DVD e un CD, per celebrare le
conquiste sociali raggiunte dalla "ordinary people" in oltre 200 anni di
storia americana. Documenti storiografici e canzoni di ieri e oggi
finiscono nel progetto realizzato dal pervicace professor Howard Zinn.
Il titolo è semplice ed illuminante: The People Speak. Matt Damon, Marisa Tomei, Don Cheadle, Viggo Mortenson, Josh Brolin e molti altri illustri attori prestano volto, voce ed appassionata interpretazione al lungometraggio basato su due libri ("A People’s History of the United States" e "Voices of a People’s History of the United State") di Howard Zinn, docente, storico statunitense e attivista politico di lungo corso. Cantautori del calibro di Bob Dylan, Bruce Springteen, Ed Vedder e Rick Robinson, invece, partecipano con registrazioni inedite alla colonna sonora che rispolvera inni folk di straordinaria potenza.
Il film è incentrato sulla narrazione di
racconti e sulla lettura di diari, lettere e altri documenti scritti da
quella maggioranza in ombra che ha reso possibile il dettame
costituzionale incluso nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati
Uniti. Il coinvolgente reading delle star hollywoodiane rende giustizia
alla bistrattata working class, agli orgogliosi afroamericani, agli
indomiti nativi e alle paladine dei diritti civili per le donne che
hanno reso esemplare il loro percorso verso l’emancipazione negli States.
Gli Stati Uniti hanno sempre trovato nella
musica popolare una fonte inesauribile di riscatto e di incoraggiamento.
Un paese che riconosce, per ogni epoca, un pugno di cantori capaci di
vomitare strali ed invettive di intere generazioni e che individua
autori abili nell’esorcizzare, con vena creativa inimitabile, i drammi
della comunità. Letteratura e musica che si intersecano fino a diventare
denominatore unico della cultura. Ecco perché alla recitazione di brani
tratti da Furore, epopea di una famiglia ai tempi della Grande
Depressione, si alterna l’interpretazione di This Land Is Your Land,
scritta da Woody Guthrie nel 1940, e ancora una volta riproposta da
Springsteen. Al progetto musicale aderisce buona parte del mondo folk
più noto, quello che "vende", e vede menestrelli di ieri e di oggi
prodigarsi nel creare la spina dorsale di un lungometraggio davvero
interessante. A Bob Dylan e Ry Cooder spetta il compito di rileggere Do
Re Mi, un altro classico del repertorio di Guthrie (un americano
comunista!), John Legend rifà il Marvin Gaye impegnato autore di What's
Going On, Jackson Browne canta la sua The Drums of War e un Ed Vedder
sempre più unplugged esegue una personale versione di Master Of War,
dylaniano afflato poetico degli anni ‘60. Solo alcune performance
presenti in video, però, vengono riproposte nella colonna sonora. Tra
queste una "Depression-era labor song" intitolata Brother, Can You Spare
a Dime?, straordinario inno alla solidarietà ad opera di Allison Moorer,
Only a Pawn in Their Game (ancora di Dylan) folk ballad di aspra
denuncia intonata dal "corvo nero" Rich Robinson e See How We Are,
amabile canto a due voci per Exene Cervenka e John Doe (degli X). Il dormiveglia di certi ambienti culturali, oggi, sembra finalmente cessato e pare di assistere al ridestarsi di un movimento sempre più imponente pronto a rivalutare certa politica di stampo socialista: un bel passo verso una democrazia piena e mai realizzata nel paese dei mille contrasti. Un plauso va sicuramente tributato agli attori che si sono cimentati nella lettura di testi di non facile interpretazione e ai musicisti che hanno offerto versioni inedite di protest songs immortali. Il merito più grande, però, è soprattutto dell’irriducibile Howard Zinn, combattivo ottantasettene, che ha coinvolto tutti questi artisti in un progetto coraggioso e di ampio respiro: evidenziare come nella vita di tutti i giorni è possibile riaffermare valori spesso soffocati nella più indifferente iniquità. Come Springsteen ha dichiarato a Rolling Stone (quello americano, of course) nel 2007: "A People’s History of the United States (di Howard Zinn, nda) ha avuto su di me un enorme impatto […] mi ha fatto sentire parte della storia e mi ha indotto a vivere in modo partecipe". Una dichiarazione vincolante che trova riscontro anche nella sua ultima dichiarazione in favore dei diritti di gay e lesbiche. E a proposito di dichiarazioni, lascia il segno l’incipit di presentazione al film: "Piuttosto che una certezza incisa nella pietra, gli Stati Uniti sono sempre stati un progetto in evoluzione". Lo stesso principio che è alla base della musica popolare americana: arte in continua trasformazione che ha il pregio di cantare le tangibili assurdità dei tempi e le incredibili vicende umane di ogni stagione. Ecco perché alla drammatica interpretazione di documenti ritenuti solenni, il film accosta sobrie esibizioni di "profane" canzoni del dissenso.
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Forse due i difetti riscontrabili nell’intero progetto: la ridotta track list selezionata a fronte di una colossale disponibilità antologica (peccato non trovare gli anatemi di Phil Ochs e il banjo di Pete Seeger) e l’esclusione, nel CD, di alcune performance presenti nel film documentario (ad esempio Vigilante Man ancora a cura di Dylan con Cooder). The People Speak è stato trasmesso il 13 dicembre 2009 negli USA su History Channel e i relativi DVD e CD sono ora in vendita. |
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