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Come on rise up!
di
Alberto Calandriello
WE
NEED YOU NOW, abbiamo bisogno di te, ORA.
Queste parole urlate da un anonimo finestrino di una macchina
America na hanno, a suo dire, dato il via al processo di
composizione che ha portato Bruce Springsteen alla
pubblicazione, nell'agosto 2002, di
The Rising, primo
album in studio con la riformata E Street Band dai tempi
addirittura del celeberrimo Born In The USA.
Parole urlate da un fan pochi giorni dopo l'11 settembre 2001,
il giorno in cui l'America si è scoperta fragile, debole e
spaventata. Molti sono gli artisti che da quel giorno hanno
tratto ispirazione per i loro lavori. Uno solo si è preoccupato
non tanto di giudicare, di condannare, di polemizzare, bensì di
raccontare.
Raccontare la
gente, le sue paure, i suoi pensieri, anche quelli meno
confessabili. Per lungo tempo il rincorrersi delle voci
sull'album lo avevano descritto come un “concept album”
sull'11/09. Questa definizione, mai applicata ad un disco di
Bruce , aveva spinto molti fans a chiedersi cosa avrebbe potuto
essere il filo conduttore dell'opera, come realmente Bruce
si sarebbe confrontato con la tragedia, in che modo avrebbe dato
alle canzoni un amalgama tale da legarle insieme. Addirittura,
all'uscita dei primi mp3 di contrabbando, qualcuno disse che la
singola canzone (The Rising) non era valutabile, poiché
estrapolata dal concept, portando ad esempio le singole canzoni,
addirittura di The wall dei Pink Floyd.
Come ogni disco di Bruce , specialmente i successivi a questo, a
causa del diffondersi di internet come luogo di comunicazione e
confronto tra fans, The Rising divise, creò polemiche,
piacque moltissimo ad alcuni, fu detestato da altri.
L'arte prevede questo: uno fa, altri giudicano. In quest'ottica,
ognuno ha ragione, nessuno ha torto (o viceversa). Però
l'argomento affrontato meritava e merita tutt'oggi ben altra
ottica. E quindi cerchiamo di capire, a 10 anni dall'11
settembre ed a 9 dall'uscita del disco, questo fantomatico
concept in cosa consiste, ammesso che ci sia.
Prima cosa, a mio avviso, The Rising NON è un album
sull'11 settembre. É un album sul POST 11 settembre (per questo
ho con presunzione voluto far passare il decennale prima di
scrivere sta cosa). È un album sull'America, le sue
contraddizioni, la sua forza, la sua debolezza, ma soprattutto
la sua GENTE.
È un disco pieno di gente, pompieri, vedove, amici di vedove e
vedovi, uomini oscuri, uomini e donne anonime, amanti, figli. È
un disco, tra l'altro, che contiene diverse canzoni scritte
PRIMA dell'11 settembre, ma che, come My city of ruins,
si adattano terribilmente bene all'atmosfera del disco. È un
disco che come capita all'ottima musica, parla di un particolare
ma diventa universale.
La title track ha alcuni riferimenti chiarissimi ai pompieri che
entrano nelle torri, ma so per certo e per esperienza personale,
essere servita ed essere stata fatta propria da fans in crisi
per matrimoni andati a rotoli, delusioni amorose e lavorative,
lutti, malattie. Ma l'album, così come è stato pubblicato, con
le canzoni IN QUEL PRECISO ORDINE ha un senso? Vediamo.
La mia idea è che NON sia un concept album come lo si intende
riferendoci appunto a The Wall piuttosto che a molti
dischi degli anni 70, ma abbia uno svolgimento comunque
abbastanza unitario. L'America, la gente americana che aveva
bisogno IN QUEL MOMENTO di Bruce e della sua musica, fanno
da filo conduttore, seduti su un fantomatico lettino a
confidarsi, a sfogarsi ad aprire il loro cuore a Bruce. Lui che,
come forse nessun altro, trasforma le emozioni popolari in
poesia ed arte, rendendole universali.
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LONESOME
DAY
La rabbia, lo sgomento, tv accesa e torri in fiamme, “quando
credevo di sapere tutto quello che avevo bisogno di
conoscere di te […] Realmente non conoscevo granchè...” ma
anche incredulità, dubbi, difficoltà ad accettare (perché ci
odiano così tanto? Si chiedeva la gente America na in quei
giorni. Meglio che chiedi prima di sparare. Seme di
tradimento, frutto amaro, la ferita è aperta e il sangue
sgorga dolorosamente.
-
INTO THE
FIRE
Il sacrificio viene riconosciuto ed innalzato giustamente ad
eroismo. Ma chi era a casa sapendo che un suo caro entrava
là dentro, chiede la forza per capire, la speranza per
continuare, chiede ancora un po' di quell'amore troncato.
-
WAITIN' ON
A SUNNY DAY
Lo sfogo porta lacrime, ma anche da soli si deve andare
avanti; può sembrare banale, ma prendere coscienza che ci
sarà, che non può non esserci prima o poi un giorno di sole
presto o tardi fa guardare avanti e non più indietro.
Qualcosa di buono sta arrivando, Bruce ci chiede di
prepararci ad accoglierlo.
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NOTHING
MAN
Chi è sopravvissuto a cose del genere si chiede spesso,
spessissimo perché? perché io si e gli altri no? Perché il
mio quotidiano è diventato leggenda? Cosa ho fatto di
strano? Cosa vuol dire tutto ciò? Che altri non lo avrebbero
fatto? Volete che vi parli di quello che ho fatto e di
quello che ho provato? No, è inspiegabile ed
incomprensibile. Vi mostrerò qualcosa che sia alla portata
di tutti, perché quello che è successo non posso
condividerlo. Oppure,
come sostengono alcuni, l'uomo da niente semplicemente non
riesce a sostenere il peso di tutto questo, pearl and
silver indica la pistola e il manico di madreperla (o
una lama), il protagonista si suicida perché non è solo la
condivisione ad essergli impossibile.
-
COUNTIN'
ON A MIRACLE
Sbalzi di umore, sindrome maniaco-depressiva. Capita a
tutti, figurarsi a chi ha vissuto tali tragedie. Un giorno
aspetti un giorno di sole, l'altro pensi che non ci sarà
nessun lieto fine, anzi nessuna favola. Ma la canzone invita
a credere, in se stessi e nell'altro, nel nostro prossimo,
nei nostri cari. Anche se non ci sono più, se mancano i
baci, i contatti, le labbra e soprattutto, comprensibile
sconforto, la fede.
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EMPTY SKY
Ecco la prova che ogni giorno ci ricorda cosa è successo. Il
buco. Non solo ground zero, con le sue macerie, ma un buco
magari meno concreto ma altrettanto doloroso, che ci fa
incazzare al punto da voler vendetta, che resta lì sospeso,
a farci combattere tra il bene ed il male.
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WORLDS
APART
Qui si inizia a ragionare sul dopo, sul “cosa possiamo fare
ora?”. Sull'inevitabile avvicinamento di diversi dolori,
spesso contrapposti. Qui sta la chiave del vero pacifismo,
non di quello di facciata e da utilizzare a piacimento, no.
Quello vero, che parte dal cuore e dal cervello, che prende
coscienza delle distanze ma ritiene impossibile non provare
ad annullarle. O la vita ci unisce o la morte continuerà a
dividerci.
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LET'S BE
FRIENDS
A chi è rimasto disgustato da questa canzone leggerina dico:
vai a vedere dove è collocata: tra Worlds Apart e
Further On (Up The Road). Tra il tentativo di far
riflettere gli americani sull'integrazione in QUEL PRECISO
periodo storico e la storia di un uomo che si allontana
dicendo che "noi risorgeremo, lo so", ma indossa stivali da
cimitero e non sai se è vivo o morto. Due pezzi da 90, due
colossi, per i quali serve tempo per essere metabolizzati.
Skin to skin è la pausa caffè, la boccata d'aria, la
risata quasi isterica che ci prende per una battuta
stupidissima quando abbiamo appena finito di piangere. E'
splendidamente funzionale lì, in quel preciso momento.
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FURTHER ON
(UP THE ROAD)
La notte è buia ma noi risorgeremo in una mattinata di sole.
Testo da un lato carico di tensione in avanti, dall'altro
ambiguo con diversi riferimenti alla morte ed appunto al
buio. Canzone precedente al 2001, parla di fare i conti con
la propria mortalità credo, con le difficoltà anche
durissime che si incontrano sulla strada, sapendo però che
la strada va sempre e solo in avanti.
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THE FUSE
L'uomo e la donna, la morte ed il sesso, il lutto e la
passione. Tutto rappresentato da una miccia che prepara ad
un'esplosione, senza che si capisca se sarà un bene od un
male. Io e te, qui ed ora, nonostante tutto. Ci siamo
ancora, l'uno per l'altra, il funerale, la cenere, la luna
insanguinata non devono più condizionarci, non ora,
spogliati.
-
MARY'S
PLACE
Si prende coscienza del lutto, lo si elabora a fatica,
specialmente i moltissimi che non hanno avuto un cadavere su
cui piangere e si va avanti, tenendo fede alle tradizioni.
Veglia funebre, la gente mi strappa un sorriso, balliamo
amore, anche se non ci sei più, la folla che urla è la vita,
che mi chiama, che vuole che torni a lei, sempre più forte,
piangiamo, piangiamo pioggia, piangiamo tutta la pioggia,
alza il volume, sono vivo.
-
YOU'RE MISSING
La veglia è finita, altro crollo, sono sola, il letto è
vuoto, la gente mi chiama, i bambini non capiscono, la TV
parla e parla e parla sempre di QUELLO. Un'assenza
apparecchiata per cena. Un dolore straziante, una mancanza
che toglie il fiato. Nient'altro che lacrime.
-
THE RISING
Singolo di lancio, testo ben chiaro, come ho detto sopra,
sepolta a fine disco perché forse per sollevarsi o risorgere
prima bisogna passare da tutto quello di cui sopra. Ora non
è più solo la gente che parla, ma nel coro è Bruce che
da la prima risposta al fan: avete bisogno di me? Datemi le
vostre mani UNITED WE STAND! Da oggi sarò più che posso con
voi, farò la mia parte. Si è sempre sballottati tra il cielo
che porta oscurità e morte ed il sogno di una vita che va
avanti, comunque. Facciamolo per il protagonista delle
strofe, che vede la sua Mary a casa, che porta con se il
peso dell'armatura e la croce di chi va al sacrificio,
facciamolo per loro.
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PARADISE
Ora possiamo anche parlare dell'altro, di chi è, cosa prova,
cosa gli o le passa per la testa nella piazza affollata del
mercato, mentre sta per raggiungere il paradiso. Canzone
capolavoro perché fa in modo che l'ascoltatore entri in un
punto di vista così difficile da capire senza minimamente
parteggiare o schierarsi. Bruce ce lo fa fare perché vuole
che tutto sia sul tavolo in questa partita, anche chi
sceglie di dare e darsi la morte. Solo conoscendo possiamo
capire e cambiare.
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MY CITY OF
RUINS
Bruce chiude con un gospel, una preghiera, un'invocazione.
Non è la congregazione sparita, non sono le finestre
sbarrate, non è il cerchio rosso sangue il punto focale
della canzone. Il punto focale è che la città in rovine,
dice Bruce, è MIA. Io ci sono dentro, io vedo le puttane e
gli sbandati, vedo le rovine, vedo le anime perse. Ma tutto
questo lo sento MIO e non lo lascio. Avanti alziamoci, tutti
quanti. COME ON RISE UP ottantamila voci, lo stadio di San
Siro, un urlo che suggella un patto indissolubile tra chi
aveva bisogno di lui e Bruce; Bruce che dal pianoforte si
gira verso la folla con uno sguardo di stupendo
sbigottimento: noi ci siamo, noi vogliamo andare avanti.
COME ON RISE
UP!! |