Philly calling... e pure NY!
di Angela Del Rosso

Dear Friends, ebbene sì, mi ritengo fortunata anzi fortunatissima, come se avessi vinto alla lotteria: anch'io ho vissuto (non dico visto perchè i concerti di Bruce NON si vedono, ma si vivono) i tre splendidi shows di Philadelphia al Lincoln Financial Field.

Non solo, ma ho pure avuto modo di vivere una vacanza indimenticabile (Philadelphia, Freehold, Asbury Park e New York) con splendidi compagni di viaggio.

I migliori che avessi mai potuto immaginare: Daniela "Crazy Janey" Coco, Gabriele "Il Sere" Sereno, Gianluca "Giomarex" Marello, Mario "MarMotta" Motta, Monica "Little Girl" Giacopetti and Rob(erto) "Bad Scooter" Apice e ancora Ale, Marco, Anna, Paolo, Lorenza, Anna & Ettore.

 

 

5-6 agosto

Parto in treno da Pistoia per Torino ed arrivo con un'ora di ritardo (i soliti problemi delle nostre care ferrovie...). Nella città sabauda trovo ad aspettarmi Gianluca, Rob, Gabriele, Monica e Mario; Dani arriverà più tardi. Dopo una pizza, a nanna presto e sveglia all'alba ci troviamo all'aeroporto. Partiamo alle 6.30 circa, dopo che Dani, con grande capacità diplomatica, è riuscita a risolvere un "problemino" sorto con una hostess troppo zelante. Scalo ad Amsterdam e primo incontro con i funzionari degli States (zelantissimi pure loro ma molto gentili...) ci imbarchiamo e dopo un tempo infinito, soprattutto per me che non riesco a chiudere occhio sull'aereo e per Gianluca, cui rovescio 2 volte addosso un bicchiere d'acqua, sbarchiamo a Newark (NJ). Wow: sono per la prima volta negli States! Fila alla dogana: il mio "aguzzino" è un nero americano enorme che mi chiede: "Sei con gli altri? Vai anche tu a Philly a vedere Springsteen?". Al mio "Yes", l'omone ridacchia dicendo "Oh! Bene, Lui a Philly fa sempre un buon lavoro". Si comincia sotto i migliori auspici!

Andiamo a prendere la macchina: un bellissimo Van bianco. Appena a bordo si scatena il diluvio, rendendo difficoltosa l'uscita dall'aeroporto e la discesa verso il nostro beneamato New Jersey, prima tappa del viaggio. Rob sarà d'ora in poi il nostro autista principale. Dopo che gli elementi naturali si sono placati, incrociamo la Jersey Turnpike e percorrendo la mitica Highway 9 ci dirigiamo a Freehold. Nel frattempo, con il sottofondo di una compilation preparata per l'occasione da Mario che ci accompagnerà per tutto il viaggio e che "propizierà" l'ascolto live di una canzone inaspettata, Daniela incomincia il suo compito di "camera-woman" e Moni quello di fotoreporter.

SETLIST 08.08.03

The Promised Land/The Rising/Lonesome Day/My Love Will Not Let You Down/Something in the Night/Empty Sky/You're Missing/Waitin' on a Sunny Day/Sherry Darling/Worlds Apart/Badlands/Out in the Street/Mary's Place/Lost in the Flood/Into the Fire/No Surrender

Night/Bobby Jean/Ramrod/Born to Run/Seven Nights to Rock

My City of Ruins/Land of Hope and Dreams/Rosalita/Dancing in the Dark

SETLIST 09.08.03

Adam Raised a Cain/The Rising/Lonesome Day/The Ties That Bind/Trapped/For You/Empty Sky/Waitin' on a Sunny Day/Spirit in the Night/Worlds Apart/Badlands/She's the One/Mary's Place/Tougher Than the Rest/Into the Fire/Thunder Road

Where the Bands Are/I'm a Rocker/Hungry Heart/Glory Days/Born to Run

My City of Ruins/Land of Hope and Dreams/Rosalita/Dancing in the Dark

SETLIST 11.08.03

From Small Things/The Rising/Lonesome Day/Night/Be True/Atlantic City/Empty Sky/Waitin' on a Sunny Day/Darlington County/It's Hard to Be a Saint in the City/Worlds Apart/Badlands/Out in the Street/Mary's Place/Streets of Philadelphia/Into the Fire/Thunder Road

Incident on 57th Street/I'm Going Down/Ramrod/Born to Run

My City of Ruins/Land of Hope and Dreams/Pretty Flamingo/Rosalita/Dancing in the Dark/I'm a Rocker

Arriviamo a Freehold. Siamo tutti molto emozionati: vediamo le case di Bruce, ci fotografiamo accanto al mitico albero di Bruce (io ne prendo un frammento di corteccia....vandala!!) parliamo con una simpaticissima signora ex vicina di casa di Bruce, andiamo alla scuola elementare di chi? Ma di Bruce... ovvio!! Cominciamo a sentire la stanchezza (giornata lunghissima, considerando anche il fuso..) e cerchiamo un motel. Ci spingiamo fino a Belmar e già l'aria di Asbury ci emoziona. Troviamo il motel, dopo aver percorso l'ormai familiare Highway 9 avanti e indietro, riusciamo a mangiare e ad andare a dormire, dopo un buffo dialogo con il proprietario del motel, che chiede a noi girls se siamo maggiorenni (????).

 

Giovedì 7 Agosto:

Dopo che Mario, con immensa gentilezza, ci porta la colazione partiamo per Asbury. L'idea sarebbe di fare anche un bagno a Belmar, ma il tempo grigio e incerto non ce lo consente. In tale luogo facciamo le foto e le riprese al mitico incrocio fra la E-Street e la 10th Avenue (non mi sembra ancora vero!!!). Visitiamo un negozio di CD e ci dirigiamo verso Asbury, andando pianissimo e gustandoci ogni particolare di questo tragitto. La prima "cosa" che incontriamo (che emozione!) è il faccione di Tilly sulla facciata del Palace quasi diroccato. Parcheggiamo vicino allo Stone Pony che è aperto!!! Evvai! Ci fiondiamo dentro e ci muoviamo con circospezione, cercando tracce di Bruce & Co... e ce ne sono molte! Dopo gli acquisti di rito ci dirigiamo verso il boardwalk, senza prima farmi mancare una visitina ai bagni dello Stone Pony dove lascio un graffito: sarà il mio ultimo atto di vandalismo springsteeniano. L'odore del legno e della sabbia e il vento dell'oceano sono un tutt'uno con i sentimenti contrastanti che sento. I luoghi di Bruce, quelle cartoline di Asbury, il casottino di Madame Marie, la Convention Hall (dove riusciamo ad entrare e fare foto: stavano allestendo il palco per un concerto degli Earth, Wind & Fire) e il Casino, anche lui ormai diroccato. Mangiamo un hamburger in un bar vicino alla Convention Hall, la cameriera, capendo che siamo lì per Bruce, ci fa ascoltare un CD di tale soggetto. Ci mettiamo a parlare con il simpaticissimo proprietario del bar, Kevin, che ci chiede se vogliamo andare a visitare un suo locale, prossimo all'apertura, sul boardwalk tutto Bruce-oriented, che si chiamerà "Cadilach Ranch"! Schizziamo dalle sedie e andiamo con lui, che, soddisfattissimo, ci mostra la sua collezione di poster springsteeniani e il locale in via di rifinitura. Un music bar, che dovrebbe avere come band stabile nientemeno che il gruppo di Bobby Bandiera. Ovviamente Kevin ci fa intendere che anche Bruce ci potrebbe capitare... Dopo foto e riprese di rito, andiamo in un particolarissimo negozio di "modernariato" accanto al Casino e poi partiamo da Asbury con un po' di magone ma più rilassati rispetto all'arrivo. Mi rendo conto che solo ora ho capito a pieno il testo di "My City of Ruins".

Arriviamo ad Atlantic City attraversando il New Jersey (stato verdissimo: capisco il nome di "Garden State") sempre con il brutto tempo e veniamo catapultati in un'atmosfera opposta a quella di Asbury, ma altrettanto surreale: colori, neon, statue finto-romane e ambientazioni pseudo-western, alberghi orientaleggianti , il boardwalk pieno di gente di tutti i tipi e da tutti gli States, risciò spinti a mano e non legati alle biciclette, il luna-park chiuso. Entriamo dentro ad un paio di mega-alberghi casinò e vediamo gente ancora più variegata che all'esterno, ceniamo, ma la nostra mente è già a Philly.

 

Venerdì 8 Agosto:

Ci dirigiamo verso Philadelphia o meglio verso il suo stadio. Lo troviamo subito e chi incontriamo, dopo che erano stati nominati una ventina di volte dall'inizio del viaggio? Due soggetti, due miti, ovvero la spettacolare coppia Anna & Ettore, noti mailers e noti giramondo, già negli States da qualche giorno. Ci facciamo dire la setlist di Pittsburgh e rimaniamo colpiti dalla quantità quasi "industriale" di chicche che quell'uomo e quella band hanno suonato. Capiamo che Bruce a Philly, la "sua" Philly non potrà che fare meglio!

Visto che nulla si muove sul fronte biglietteria, ci dicono che aprirà alle 14, preferiamo dirigerci in albergo. Pranziamo, ma comincio ad agitarmi, non avendo ancora il ticket a poche ore dall'inizio del concerto e non essendo, come di solito, in coda dall'alba. Dopo un tentativo di prenotazione telefonica non andato a buon fine, nel primo pomeriggio ritorniamo allo stadio, mentre Anna e Ettore sono riusciti a prendere due " General Admission" (Pit!). L'atmosfera è stranissima: gli americani, già in clima weekend fanno grigliate, mangiano (tanto), bevono (tantissimo) e, comodamente seduti su sedie e sdraio, ridono e ascoltano Bruce a palla impedendoci di ascoltare il soundcheck. Io riesco, dopo l'indicazione sorpresa di uno di noi (non ricordo chi) a percepire la coda di un brano che mi fa venire i brividi. Uno dei miei preferiti ma non mi voglio illudere che lo suoni. Dopo aver ottenuto il biglietto (all together nella sezione A, molto laterale, ma prima fila) per l'emozione di averlo e di aver sentito quel brano, scoppio a piangere senza ritegno alcuno. Bruce!!! ma che mi fai fare!!!! Ci aggiriamo intorno allo stadio e incontriamo altri italiani che vengono da NY apposta per questo show. Alessandro, che rincontreremo domenica, amico di Rob e Gabriele, Marco, amico di Alessandro e molti altri ancora tra cui Roberto di Milano che, se non ho capito male, seguirà Bruce fino a Los Angeles.

Entriamo verso le 18.30, un'ora circa prima dell'inizio previsto. Io e Monica indossiamo orgogliose la nostra maglietta dello "Stone Pony". Il Lincoln Financial Field è il nuovo stadio di football americano degli Eagles, inaugurato da poco con una partita di calcio e che accoglie Bruce come primo evento non sportivo: un bel battesimo direi! Philly ha risposto alla grande alla chiamata di Bruce e lo splendido stadio con calma, ma molta calma (!!) si riempie. Qualcuno arriva addirittura a spettacolo già iniziato: c'è una enorme differenza fra come vengono vissuti i concerti del Jersey Devil in Italia (ma anche in Europa) e negli States. Qui vengono vissuti come un qualsiasi altro spettacolo: gente che si alza, chiacchiera, si siede, si rialza (!!) e ride. Anche quelli nel pit entrano ed escono come se nulla fosse su canzoni su cui la gran parte di noi generalmente salta e/o si commuove. Saluto Anna & Ettore nel pit e, all'inizio del concerto, con uno stratagemma fortunato, proprio mentre Bruce e la Legendary stanno entrando (bella l'idea di riprendere la band mentre entra!!) seguendo Marco, riesco ad entrare anch'io!!! Wow! Steve entra a passo di danza e Clarence, tutto di nero vestito, ha un enorme sigaro in mano. Bruce, con una bellissima camicia verde è sorridente ed in forma. Attacca con "The Promised Land", versione tiratissima e con una splendida armonica finale. Dopo "You're Missing" e "Empty Sky", comincia a parlare e da qui alla fine del concerto, sorridendo, rammenta Philly una quantità incredibile di volte. Ora capisco, se ancora fosse necessario, che questa è veramente una delle "sue" città. La prima sorpresa? Dopo "The Rising" e "Lonesome Day" arriva "My Love will not Let you Down" (anche il nostro amore, Bruce, non ti abbandonerà mai!) e poi..."Something in The Night": accidenti! Mi torna in mente Bologna e quel coro infinito di tutto il palazzetto!! Bruce la canta con una intensità pazzesca, quasi viscerale. Io comincio a commuovermi, ma con Marco, ed un'altra inglese che urla tutto il tempo "Well done, Bruce!", sembriamo gli unici "presi" dalla canzone. Dopo "Waiting..." (bellissima versione da parte dei guys ma non del pubblico... certo Bruce non si è interrotto come a Firenze a guardare l'enorme distesa di mani che si muovevano...) arriva, come ciliegina sulla torta una delle mie party songs preferite: "Sherry Darling". Bruce è in forma strepitosa, ride come un bimbo, balla come un pazzerellone e suona le maracas, facendo ridere band e pubblico, ma non una biondazza accanto a me che sembra sia lì perché ha perduto una scommessa! Ho notato, peraltro, anche un Nils molto divertito, tonico e molto più "partecipe" del solito. Dopo "World Aparts" e l'immancabile "Badlands" (l'unica canzone che fa saltare il pubblico di tutto il mondo, anche quello americano!), arrivano "Out on the Street" (con il simpaticissimo solito finale in cui gli E-streeters si dividono il microfono) e "Mary's Place", che inizia, invece che con la solita intro presa da Curtis Mayfield, con "Dancing in The Streets" di Marta & The Vandella's. Nella presentazione della band, Bruce parla, parla e si incasina così tanto che si scorda di presentare Garry, che lo insegue e glielo fa notare, mentre la band (soprattutto Silvio Dante) e il pubblico (tranne la biondazza...ovvio) ridono. Alla fine, non so se a questo punto lo fa apposta, presenta Clarence senza aver presentato Patti, che fa (o meglio finge di fare) l'offesa. Rimedia ballandole intorno e facendole uno delle sue solite scenette buffe e gigionesche. Sul palco ridono da pazzi e Bruce ride più di tutti!!

E a questo punto, un'intro inconfondibile accompagnata dal violino... "Lost in the Flood" full band. Appena sentita nel soundcheck ci speravo, ma non fino in fondo, che la facesse: versione incredibile!!! Non so quanto ho invocato questa canzone da Bologna in poi. Tutte le volte che si sedeva al piano per "My city..." ho sperato vanamente che attaccasse con "Lost..." in acustico. Ora riesco ad ascoltare una delle mie preferenze assolute in versione con band al completo. Incomincio a piangere, con le lacrime che mi vengono giù da sole... quel violino... che versione astrale! Non so descrivere l'emozione che ho vissuto sentendo "Lost...".

E ora? Con gli occhi ancora lucidi arrivano "Into the Fire" e "No Surrender", sempre bellissima e commovente, una delle più belle canzoni sull'amicizia mai scritte. Al primo bis arrivano "Night", "Bobby Jean" (che mi fa commuovere nuovamente, come da copione), il divertimento puro di "Ramrod", l'urlo disperato e molto rock'n'roll di "Born to Run" (non riuscirò mai ad abituarmi alla potenza dirompente di questa canzone) e "7 nights to rock". All'inizio del secondo bis, prima di "My City...", Bruce fa un discorso che non capisco bene sulla sua nazione, sul patriottismo e sulla raccolta di fondi per un qualche benefit. Dopo "My City..." e "Land of hope and Dreams" arriva "Rosalita"! Bruce è in forma spettacolare, ha gli occhi che brillano, sembra un bambino che gioca, si diverte come un pazzo e fa ridere tutti riacchiappando le maracas e facendo una sorta di balletto. Qui anche la biondazza cede lievemente e batte le mani! Lo show finisce con una tiratissima versione di "Dancing In The Dark".

Alla fine del concerto ci ritroviamo tutti, ci abbracciamo increduli (ed è solo la prima sera) e io piango ancora tutte le volte che ripenso a Lost in the Flood, soprattutto quando vedo Lorenza (che non avevo visto finora) con gli americani che mi guardano un pò sorpresi. Gianluca è profondamente incavolato con tutti gli americani che gli sono passati davanti durante il concerto e anche di questo sono sorpresi. Ci cacciano quasi dallo stadio (gli ultimi ad uscire come al solito!). Andiamo all'albergo di Anna & Ettore, ci rilassiamo un po', poi montiamo sul mitico van e torniamo in hotel.

 

Sabato 9 Agosto

Colazione nel parco davanti alla scalinata del Museo di Storia Naturale (ricordate l'allenamento corsa di Rocky?), molto vicino al nostro albergo. Facciamo un giro per cercare i biglietti, ne mancano tre, stavolta, fra cui ancora il mio. Andiamo anche a South Street, nelle zone in cui è stato girato il video di "Streets of Philadelphia": tutti i playground ci sembrano quello del video e cerchiamo instancabilmente l'asilo davanti a cui passa Bruce e forse cerchiamo anche Tom Hanks.. Decidiamo di andare a visitare la parte centrale di Philadelphia, passiamo davanti alla City Hall e arriviamo alla Liberty Bell. Mi rendo conto di quanto è bella questa città, una delle città "storiche" degli States e di quanto sia simile alle grandi città europee, soprattutto in centro. Ricomincio ad avere il "ballo di San Vito" per la mancanza del biglietto. Pranziamo e poi ci dirigiamo verso lo stadio. Là ci aspettano Anna "Red Headed Woman" Massimino e il suo boy friend Paolo che, in vacanza a Toronto, sono scesi a Philadelphia per un concerto. Grandi!

Alla biglietteria incontro pure due simpaticissime ragazze di Milano: Cecilia e Paola con bandiera italiana d'ordinanza. Prendo il biglietto sia per oggi che per lunedì. Scopro con gioia che Il mio posto per stasera è accanto a Anna, Paolo, Cecilia e Lucia ed è centrale nella fila appena dietro al pit. Quando si dice la fortuna. Anche Monica e Gabriele sono nella stessa fila vicinissimi a me, mentre Mario, Dani, Rob e Gianluca sono più lontani, ma non dubito che riusciranno ad avvicinarsi. Una volta ottenuto il biglietto, torniamo in città, ci rilassiamo, e, dopo un temporale a metà pomeriggio, ritorniamo allo stadio. Questa volta tardi, stile ammerecani, senza quell'ansia da evento tipica dei concerti di Bruce. Lascio Mario, Dani, Rob e Gianluca e con Moni e Gabriele mi dirigo al mio posto. Ottimo davvero se ci fosse la possibilità di stare in piedi. La sorveglianza intorno al pit è raddoppiata e non provo neanche a tentare l'entrata. Anche stavolta fanno vedere sul maxi-schermo l'ingresso della band, con Bruce che tocca tutti i suoi musicisti stile Cuper prima dell'ingresso in campo. L'attacco è dirompente: e tutto il pubblico è in piedi fin dall'inizio. Vedrò benissimo il palco per tutto il concerto, wow!!! "Adam Raised a Cain"!!!! La canzone suona tirata, potente e cattiva: mi fa un effetto incredibile. E' la prima volta che l'ascolto dal vivo e la band è proprio in gran forma. Dopo "The Rising" e "Lonesome Day" capisco che Bruce vuole sfidare se stesso e la scaletta di ieri. Arriva una delle mie preferite di sempre: "The ties that binds". E' speculare a "My Love.." della sera prima, forse anche come significato. Tante cose ci legano a te, caro il nostro Bruce. La scaletta inanella meraviglie su meraviglie inaspettate e terribili!!! Dopo una "Trapped" intensissima e suonata da Dio, al posto di "You're missing", Bruce attacca "Princess cards she sends me, with her regards". Io, Anna, Cecilia e Paola urliamo e saltiamo come pazze e sventoliamo la bandiera tipo sbandieratori del palio di Siena. Sulla bandiera c'è proprio scritto il titolo di QUELLA canzone: "For You". Il giorno dopo "Lost in the Flood", che capolavoro, non avrei sperato di meglio. E' la seconda volta che l'ascolto: dopo la versione acustica di Bologna, questa spettacolare e rarissima versione elettrica. Che fortuna! Tutto quel che farà Bruce da ora alla fine del concerto andrà bene, anche se suonasse sei volte "Let's be friends". 

Bruce ci indica e ci saluta per la prima volta, saranno tre alla fine del concerto! Certo col casino che facciamo e nella posizione centrale in cui siamo NON può non notare noi e la nostra bandiera!

"Empty Sky" mi riporta in terra, molti si siedono, noi no! E dopo il divertimento di "Waiting..." pensavo che non ci potessero più essere sorprese e invece arrivano "Crazy Janey and her Mission Man". Incredibile versione di "Spirit in The Night (are you ready for the Spirit?)". Qui il pubblico americano stranamente risponde un po' meno schifosamente del solito. Noi impazziamo e ci sentiamo spiriti nella notte, nel Greasy Lake ovvio! La band suona che è una meraviglia e gli occhi di Bruce ridono. Dopo la canonica "Words Apart" e una spettacolare "She's the one" come non me l'aspettavo, una gran versione con un assolo di armonica da paura! Ma solo dopo un attimo, il Bruce Blues Man si trasforma nel Bruce Soul Man di "Mary's Place". Stasera fa una presentazione della band più concisa e non dimentica nessuno e, nel complesso, mi sembra che parli meno di ieri. Visto che è Saturday Night, Bruce attacca, mi sembra dedicandola a Patti, una delle sue canzoni più struggenti "Tougher than The Rest", che è intimamente legata come testo e significato a "The Ties That Binds", già suonata stasera. Dopo "Into The Fire" tocca alla magica e immancabile (per me...ma non per lui!) "Thunder Road". Qui Bruce rifà la scivolata sotto Clarence, come anni e anni fa, ma senza il bacio!

Il primo bis è intitolato "come impazzire di rock e morire felici" roba da paura! "Where The Bands Are" (io mi accascio sulla balaustra dalla sorpresa), "I'm a Rocker" (su questa Bruce ride, ride e ride), "Hungry Hearts" (e Bruce continua instancabilmente a sorridere) e poi una versione di "Glory days" da far crollare lo stadio! Imparagonabilmente bella rispetto a quella eseguita a Firenze. Ho visto Paolo, il ragazzo di Anna, che è un fan "acquisito" ballare e cantare a squarciagola, e poi l'immancabile e incommensurabile "Born To Run". Il secondo bis è "standard" (ah! ah! ah!) e ricalca quello della sera precedente, nell'ordine: "My City.." (preceduta da un discorso che intuisco simile a quello di venerdì), "Land of Hope...", "Rosalita" e il mega concerto si conclude con una versione di "Dancing in the dark" accompagnata da un saltellante Jon Landau alla chitarra. Alla fine ci ritroviamo "stenchi"..."molto stenchi"....ma pure molto contenti. Gianluca, dopo l'arrabbiatura della sera prima è al settimo cielo! E' riuscito (con gli altri tre che erano più indietro) ad arrivare alla transenna accanto al pit e a sventolare la bandiera italiana davanti a Bruce. Continuiamo la serata alla grandissima, facendo come gli americani, cioè bevendo (tutta roba tristemente analcolica: coca, acqua e Mountain Dew, la bevanda preferita di Rob) e mangiando schifezze nel posteggio. Il nostro stereo a palla e la gioia di Gianluca richiamano un gruppo di americanoni sovrappeso (eufemismo!) e si mettono a ballare con noi. Per fortuna non seguendoci sul tetto del Van che, sotto il loro peso, si sarebbe "un pò" danneggiato. Un vero after show party! Non so quante volte abbiamo messo "I'm going Down" e tutte le volte Gianluca guidava il coro e la danza, seguito da tutti noi un po' sul tetto del van, un po' dentro il van e un po' a saltare per il parcheggio!!! Un divertimento assoluto, totale, liberatorio! Quando le strade sono ormai libere e i nostri nuovi amici se ne sono andati saliamo (stavolta in nove) sul mitico van e portiamo Anna e Paolo all'albergo e poi via "on the Streets of Philadelphia", con un grande Gianluca a guidare i cori. Tutte le volte che il malefico Rob mette "I'm going down" Gianluca sempre sembra sempre più impazzito. Ad un certo momento apre la portiera e sventola la bandiera italiana sul parabrezza delle automobili che incontriamo: cosa ci fa fare Bruce! Finiamo la serata correndo sulla scalinata "di Rocky" con le bandiere italiane e alzando le braccia al cielo. Questi pazzi, pazzi, molto pazzi italiani che gridano Bruce-Bruce-Bruce... 

 

Domenica 10 Agosto

Oggi è un giorno Bruce-free (si fa per dire...). Ci svegliamo tardi, facciamo nuovamente colazione nel parco, saliamo nuovamente sulla mitica scalinata e, con tutta calma, ci trasferiamo al nostro secondo albergo molto fuori Philadelphia. Pranziamo, ci rilassiamo e passeggiamo per la città. Philadelphia mi sembra sempre più bella. La sera ci raggiunge Alessandro da New York, un pò giù per aver perso lo show della sera precedente. Comunque pensiamo tutti che Bruce ci sorprenderà ancora e i fatti ci daranno ragione. Dopo una surreale cena presa da Mac Donald e consumata in una strana piazza modernista piena di pezzi di domino, scacchi, etc, ci dirigiamo verso il nostro hotel quasi in campagna.

 

Lunedì 11 Agosto

Wow! E' di nuovo un Bruce day!!! Ci prepariamo con calma, ci dirigiamo verso la città, ci dividiamo a seconda dei giri che vogliamo fare dopo aver pranzato e aver assaggiato tutti la sorprendente bevanda (root beer) che Rob ha preso ad un self service. Pensavamo che fosse birra non trattata o birra analcolica, si è invece rivelata un tragico intruglio di sapore schifosissimo, un misto fra sciroppo per la tosse, argotone, purga, balsamo di tigre e non so cos'altro. Risate generali. Per quando mi riguarda, pomeriggio passato ai Tower Records dove sono stata data per persa da Dani, Rob e Mario, che mi aspettavano per raggiungere gli altri. Mario riesce a pagare una pallina una di gelato (alla nocciola piemontese, però..) in una gelateria italiana circa tre dollari!

Ci ritroviamo tutti, con calma americano, e ci dirigiamo allo stadio. Vediamo Anna & Ettore e gli chiediamo news sul concerto di Dylan & Petty visto la sera precedente nel New Jersey. Dicono che era buono ma che, per loro, l'unico capace di fare vero r'n'r rimane Bruce. Vedo Roberto di Milano che mi annuncia che al soundcheck ha sentito una cosa assolutamente clamorosa che non vuole rivelare. Addirittura inedita dischi ufficiali! Vedo Lorenza nel pit e mi conferma la notizia. Siamo divisi anche stavolta. Io ho un buon settore (prima fila a destra dietro il pit, più laterale rispetto a sabato) ma ahimè stavolta sono sola veramente. Gli altri sono più indietro a gruppi di tre. Anche Ale è da solo nel settore parallelo al mio. Accanto a me ho 2 americane che parlano, parlano e ridono, dall'altra parte 2 mummie, ma nei posti vicini c'è anche gente lievemente più compatibile con lo stato d'animo che posso avere io.

Si comincia con una canzone che mi sembra molto bella, "From small Things",ma che per me è sconosciuta. I due super-esperti Gab & Rob (che sembrano essere entrambi impazziti durante la sua esecuzione) mi dicono che è un pezzo rarissimo eseguito solo una volta dal vivo. Rimedierò e mi procurerò il boot in questione. I miei vicini non hanno battuto ciglio, qualcuno batteva solo un pò le mani! Era questa la sorpresa che mi aveva preannunciato chi aveva sentito il soundcheck! E io non l'ho apprezzata a sufficienza per la mia ignoranza!

Dopo "The rising" e "Lonesome Day" (un po' di magone, so che è l'ultima volta, a meno che non succeda un qualche miracolo che le sento in quest'ordine in concerto, almeno per quest'anno!) arriva nuovamente "Night"! E' evidente che Bruce si vuole superare in questa competizione Philly contro Philly contro Philly. A sorpresa se ne esce con una bella, ma proprio bella versione di "Be True", seguita da una canzone che mi aspettavo fin da primo concerto, cioè "Atlantic City" in versione elettrica, tirata, simile a quella del live. Dopo "Empty Sky" e "Waiting..." arriva "Darlington County" in cui Sister Susie e il suo violino fanno una gran bella figura . E quando no te l'aspetti, un rythm'n'blues da maestro, un ritmo inconfondibile, un suono graffiante e ruvido, un testo appassionante, un'interpretazione vocale da paura: "It's Hard to be a Saint in The City". Canto tutta la canzone a squarciagola. Unica nel mio settore e non me ne frega se mi prendono per pazza! Sono alle stelle, stò assistendo ad un evento assoluto e sembro l'unica ad accorgermene. Seguono "Worlds Apart", "Badlands", "Out in The Street" (quando Bruce fa la passerella laterale, me ne frego della security e lo inseguo correndo fin dove posso), "Mary's Place" e poi una canzone che a Philly non poteva mancare "Streets of Philadelphia". Brano che amo soprattutto per il suo splendido testo, ma mi sembra che ci sia qualcosa di "stonato" e che Bruce l'abbia un pò "buttata lì", accorciandola anche un pò, rimane comunque un bellissimo pezzo! Dopo "Into the fire" e "Thunder Road", in cui Bruce è di nuovo "scivolato" sotto Clarence incomincia il primo bis e qui non ce n'è più per nessuno: "Incident on the 57th street" full band. All'intro rimango a bocca aperta senza parole, addirittura mi accascio in ginocchio e il ragazzo accanto a me (uno dei meno sonnolenti, peraltro) mi chiede se mi sento male. Un cretino della security pretende che gli faccia vedere il biglietto proprio ora. Lo faccio puntando gli occhi verso il palco e finalmente mi godo questo capolavoro. Che libidine, che stato celestiale, mi è pure balenata in testa la malsana idea che il piano poi sfumasse e attaccase con "NY Serenade". Ero già nel delirio più profondo, ma ci ha pensato Bruce a risvegliarmi, dice qualcosa del tipo "E' dal 1986 che non la facciamo" ed parte con "I'm going Down". Ho urlato con tutto il fiato residuo e, miracolo, tutti i miei vicini erano in piedi a saltare e a ballare il twist. Tutti tranne le due mummie risecchite che se ne sono andate prima di "Incident": no comment. Sembra che ci fosse qualcuno nel pit con un cartello con la richiesta. Sembra impossibile che una canzone così bella, così azzeccata, carica e coinvolgente non fosse stata suonata dal 1986, e l'esecuzione è stata impeccabile. Su "Ramrod", spassosissima è stata la scenetta del Boss Time, con tanto di ululati di Bruce e Steve alla luna piena, inquadrata più volta anche sul maxischermo sullo sfondo di Roy, e mosse da Zombi, che hanno fatto ridere tutto il pubblico. Dopo la solita, splendida esplosione di "Born to run" è arrivata, per me, la commozione su "My City Of Ruins" e "Land Of Hope And Dreams". Ho pianto a calde lacrime, ripensando a tutti gli eventi, la gran parte dei quali molto belli, che ho vissuto da maggio ad oggi grazie a Bruce e alle meravigliose persone che ho conosciuto grazie a lui.

Comunque se Bruce voleva stupirmi e stupirci ancora con effetti speciali l'ha fatto di nuovo. Dalla commozione di "Land Of Hope And Dreams" sono passata allo stupore più profondo e ad un sorriso infinito quando, in punta di chitarra, accompagnato solo da Roy, con una voce delicatissima ha attaccato "Pretty Flamingo". Ho pensato, ignorando l'esistenza di "From Small Things", che fosse quella la sorpresona super della serata. Per me lo è stata e sembra che fosse dal 1978 che non la suonava. Un momento impagabile.

A questo momento di beatitudine ne è subentrato uno di divertimento puro, ancora lei: "Rosieeeeeeeeee!!!". Gli omoni del servizio d'ordine sono diventati meno severi e sono riuscita ad arrivare alla transenna dal lato esterno del pit. Bruce aveva la solita faccia gioiosa di quando suona Rosie e tutta la band era scatenata. Dopo "Dancing in the dark" (su cui sono riuscita a salutare Lorenza nel pit) si leggeva sulla faccia di Bruce quanto ancora fosse carico e quanta voglia avesse ancora di suonare. Ha attaccato "I'm a Rocker", benedetto uomo! A metà canzone mi ha pure indicato e salutato: Dio Mio che gioia! Sono riuscita pure a vedere Bruce quando lasciava il palco: era rilassato e sorridente, con il solito berretto dei Dolphins in testa. Cosa chiedere di più dalla vita?

Dopo un concerto come questo lo stato d'animo è indescrivibile. Nuovamente abbracci e baci fra noi e nuova festa "american style" nel parcheggio. Senza americani ma nuovamente con "I'm going Down" a palla, Mountain Dew, patatine, Coca Cola e sbventolio di bandiere!

Peccato essere stati in così pochi a vivere un'esperienza del genere. A quanti amici ho pensato ascoltando canzoni che sapevo essere le preferite dell'uno o dell'altra.

 

Martedì 12 Agosto

Ci dobbiamo dividere, peccato. Gianluca, Dani e Mario vanno a Chicago per vedere un'ulteriore concerto. Io, Moni, Rob, Gabriele e Alessandro ci dirigiamo verso New York City.

Posiamo i bagagli in albergo, mentre facciamo il check-in parte la musica di "10th Avenue Freeze Out", la ragazza alla reception scoppia a ridere leggendo la mail di Rob e il suo nickname. Accompagniamo Ale al suo albergo e, insieme a lui (guida preziosissima!) ci facciamo una mega camminata da Times Square al Village. Ci dirigiamo verso Ground Zero (un'emozione indescrivibile) e verso la punta di Manhattan (It's midnight in Manhattan...). Poi ancora dove partono i ponti di Brooklin e Manhattan. Torniamo all'albergo in metro. Stanchi da non poterne più!

 

Mercoledì 13 Agosto

Io e Moni ci troviamo con Ale e insieme a lui ritorniamo in Times Square e gironzoliamo per Manhattan. Poi ritroviamo Roberto e Gabriele, attraversiamo Central Park e raggiungiamo il Museo di Scienze Naturali, davanti a cui Bruce aveva suonato per la premiazione degli MTV Awards. Qui ci ridividiamo: Io, Moni e Ale ritorniamo in Central Park (passando per il Dakota Residence e Strawberry Field....ricordando John Lennon) e facciamo la 5th Avenue, Tiffany (wow!!), Rockfeller Center, etc, etc. Rivediamo gli altri due loschi figuri all'ora di cena al Village, dove loro sono andati per negozi di dischi. Finiamo la serata in un locale del village ascoltando un simpatico gruppo di Blue-Grass e al ritorno, sulla metro, salutiamo Ale che rimarrà a NY qualche altro giorno.

 

Giovedì 14 Agosto

La vacanza è agli sgoccioli....ahimè!!! Ci ritroviamo con i "reduci" da Chicago che raccontano di come Bruce abbia fatto un gran concerto anche lì: qualcuno ne dubitava? La particolarità è stata un'esecuzione di "Waiting..." a luci spente e con tutti gli E-Streeters che si illuminavano con le torce l'uno con l'altro. Decidiamo di fare un ultimo giro e ci dirigiamo verso il Madison Square Garden. Grande luogo springsteeniano. Torniamo in albergo prima di dirigerci verso l'aeroporto. In aereo mi tocca un posto lontano dagli altri e muoio letteralmente di noia durante tutto il viaggio. Sono seduta fra due soggetti sconosciuti che hanno dormito, beati loro, instancabilmente per tutto il volo. Io non riesco a dormire.

 

Venerdì 15 Agosto

Arriviamo ad Amsterdam e ci rendiamo conto che il nostro aereo è stato uno degli ultimi a partire prima del blackout che ha colpito la costa est degli States. Da Amsterdam a Torino il volo è, per fortuna, breve. All'aeroporto di Torino ci salutiamo: Gianluca accompagna me e Monica alla stazione, salutiamo Rob e Gabriele. Alla stazione troviamo anche Stefania che mi ha già biglietto per il treno. Ulteriori saluti e abbracci a tutti, salgo sul treno e in tardisssssima serata arrivo a casa.

 

Forse mi sono dilungata troppo e quindi scusate il diluvio di parole, ma volevo farvi partecipi di questa splendida esperienza! La prossima volta voglio che il gruppo sia doppio, triplo o anche di più! Bruce conta su di noi!

 

"Grab your ticket and your suitcase

thunder's rolling down this track

you don't know you won't be back

darling if you're weary

lay your head upon my chest

we'll take what we can carry

and we'll leave the rest..."


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Last Revised: 28.09.03
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