28.06.09
Hyde Park - London

London Calling - Badlands - Night - She's the One - Outlaw Pete - Out in the Street - Working on a Dream - Seeds - Johnny 99 - Youngstown -Good Lovin' - Bobby Jean - Trapped - No Surrender (with The Gaslight Anthem) - Waitin' on a Sunny Day - The Promised Land - Racing in the Street - Radio Nowhere - Lonesome Day - The Rising - Born to Run - Rosalita - Hard Times - Jungleland - American Land - Glory Days - Dancing in the Dark


 con Brian Fallon

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Hyde Park, Londra: il mio racconto
di Lorenzo Miami Semprini

Eccomi di ritorno da tre giorni a Londra. Domenica ad Hyde Park è stata proprio una bella giornata. Sole (ma non troppo), qualche goccia di pioggia e luce quasi fino alla fine dello show. L'ingresso è abbastanza ordinato, lo spazio è molto grande e non ci sono tribune. Alla fine il colpo d'occhio è impressionante, con un tappeto di decine di migliaia di persone.

Il festival inizia alle 14 circa con Jean Beauvoir (ex bassista della band di Little Steven) accompagnato da un chitarrista molto hendrixiano. Discreto set di hard rock blues con una bella Voodoo chile.

Un po' di pause tra un set e l'altro per predisporre i settaggi, per la gioia degli inglesi che tra un hamburger, patatine e molte birre hanno tempo per rifocillarsi per bene.

E' il turno dei Gaslight Anthem. Grandissimo set. La band è potente e precisa. Le canzoni molto belle. Ascoltare l'album "The '59 sound" per credere. Brian Fallon è un grande frontman, brillante e spesso sorridente. Si vede che i ragazzi stanno calcando grandi palchi per la prima volta e se lo meritano alla grande. Arriva anche Bruce per la title track, armato di chitarra Danelectro, nei bis si unisce ai cori. Gran momento. Sarebbe bello se il prossimo disco di Bruce suonasse così. Grandi canzoni: great expectations, here's looking at you, kid, the backseat...
 


The '59 Sound
(con Gaslight Anthem - Londra 28.06.09)

Poi è il turno di James Morrison. Diciamo che ha un bel giubbotto di pelle. Ogni tanto qualche furbo inglese già carico di birra tenta di infilarsi. e diverse volte si rischia lo scontro, poi dicono degli italiani.

Dave Matthews Band. Tecnicamente mostruosi. Canzoni molto complesse, musicisti stellari ma certo che a volte a me un po' annoiano. Chiusura con versione stellare di All along the watchtower/Stairway to heaven.

Bruce sale sul palco qualche minuto dopo le 19 e questa volta entrano tutti dal lato di Clarence. Il palco non è il solito usato durante il resto del tour, mancano le penisole che entrano nel pubblico, ma poco prima del set arrivano alcuni roadie che montano delle piccole pedane parallele alla transenna del pit.

L'apertura con London Calling è quella che tutti avevamo sperato. Anche gli inglesi, solitamente freddini, urlano un "I live by the river" da brivido. La seconda strofa viene lasciata cantare a Stevie che deve guardare il teleprompter per ogni frase perdendosi così metà delle parole cantate fuori microfono. Segue Badlands che continua a far saltare e cantare la gente. Night è un "audible" in scaletta c'era My lucky day. Ottimo Clarence anche se vederlo trascinarsi così sul palco fa davvero tenerezza ed un po' di malinconia.


London Calling
(London 28.06.09)

She's the one è un classico degli ultimi tour, con solo di armonica finale. Outlaw Pete è molto bella dal vivo e noto che vengono utilizzati da Charlie Giordano dei finti archi  per ricreare le atmosfere del disco. Bella l'armonica suonata da Clarence e la citazione chitarristica iniziale di Bruce: Morricone+Apache.

Out in the street, secondo me dopo quattro tour in cui è sempre presente (Reunion, Rising, Magic e Woad) avrebbe bisogno di riposo. Solita corsa ai lati del palco e gag divertente con Bruce che scendendo le lunghe scale del palco (a proposito finalmente un bel palco!) dice: "Ho quasi 60 anni datemi un fottuto ascensore!".

Working on a dream dal vivo non guadagna niente e per me rimane uno dei pezzi più deboli in assoluto. Bel colpo allo stomaco con Seeds seguita a ruota da Johnny 99 e Youngstown chiamata al volo, mentre in scaletta c'era Tom Joad. Un trittico azzeccatissimo. Sul riff di Good lovin' inizia la scenetta delle richieste. Bruce ne raccoglie di interessanti: Frankie, Lost in the flood... Poi suonano tutta Good lovin'.

Bruce opta per Bobby Jean che nonostante la brillante versione, ed il sax perfetto di Clarence un po' di delusione ce la porta visto le aspettative che, in questo frangente dello show, ognuno ha. Avrei voluto ascoltare Downbound train suonata invece ieri a Berna.

Trapped è emozionante come al solito anche se da qui in poi Bruce inizia ad accusare qualche problema alla voce che durerà almeno per 4/5 canzoni. No surrender è bellissima con Brian dei Gaslight Anthem che canta la seconda strofa. L'avrei vista bene nei bis.

Waiting on a sunny day, come per Out in the street, secondo me sarebbe un brano da mettere in panchina e magari ripescare qualche altro brano caduto nel dimenticatoio negli ultimi tour: Sherry darling? Pink Cadillac? Cadillac ranch?

The promised land è un brano che amo alla follia. E' uno dei pezzi storici di Bruce. Sarebbe bello alternarla ogni tanto, però è un pezzo di storia e ci può stare anche a tutti i concerti da qui all'eternità. Racing in the street anche a Londra nel 2003 fu suonata. Cosa si può dire: gran capolavoro. Lunghissima la coda strumentale, anche qua la voce fa un po' i capricci ma tutto viene sormontato dalla bellezza del brano.


Racing in the Street
(London  28.06.09)

Radio Nowhere per me è un gran pezzo anche se lo preferivo nella prima parte dello show come nel Magic Tour. Accoppiata Lonesome day/The Rising. Bruce ti ricordi che hai scritto anche Further on up the road, What love can do e Long walk home recentemente? Per me questa è la parte più debole dello show, insieme a Working on a dream. Invece di lanciare il gran finale (e che finale...) secondo me abbassa i toni.

Born to run + Rosalita: cosa chiedere di meglio per chiudere il main set?

Bis. Hard times è davvero bella, finalmente i coristi si sentono e la versione non può non ricordare How can a poor man stand del Seeger's Session Tour.

Bruce cerca un cartello tra il pubblico, lo trova: Jungleland. La canzone per eccellenza. Intro con piano e violino (stonato). Qui è l'unico momento in cui Clarence è in difficoltà, viene aiutato con un bel po' di riverbero ed anche il solo è (purtroppo) un po' diverso da quello epico che tutti conosciamo soprattutto nella sua ultima metà. Comunque chapeau.

American Land e qui tutti si divertono e saltano. Glory Days suonata così essenziale ci sta, soprattutto in un festival dove c'è un pubblico eterogeneo. Dancing in the dark chiude le danze e un cartello che recita "Greetings from Hyde Park" viene issato sul palco.

I giornali del giorno dopo parlavano di un duetto con Bon Jovi che ci sarebbe dovuto stare su Hungry heart ma che non è stato possibile per l'orario ormai sforato delle 22. A me sinceramente sembra una bufala però non si può mai sapere.

Il concerto conferma la grandezza di Bruce come performer anche se in sincerità non credo che questo tour (per vari motivi) rimarrà nella storia come uno dei più riusciti, anche perché negli anni siamo sempre stati abituati bene. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno. Bruce alle soglie dei 60 con altri "giovanotti" sul palco ha suonato per tre ore ripercorrendo gran parte della sua carriera senza risparmiarsi e supportato bene dalla band. Tallent e Bittan su tutti.

Se preferiamo il bicchiere mezzo pieno. Lo show sembra mancare di un filo conduttore come era nel passato. Sembra un po' un mix di greatest hits e improvvisazioni una tantum.

Se ripenso che domenica era il 28 Giugno e che sei anni fa c'era stata la notte indimenticabile di San Siro e che oggi è il 1 Luglio e nove anni fa eravamo al Madison Square Garden...

"Did you hear the '59 Sound coming through on Grandmama's radio?
Did you hear the rattling chains in the hospital walls?
Did you hear the old gospel choir when they came to carry you over?
Did you hear your favorite song one last time? "


ITN News
(London  28.06.09)


Rosalita
(Londra 28.06.09)


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Last Revised: 03.07.09

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