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Bruce e la band conquistano Dublino
di
Pierpaolo Festa
Si dice che quando il chitarrista Little
Steven ha fatto il suo ingresso sul palco di Tampere in Finlandia,
vedendo la bandiera italiana in prima linea, si sia fermato per un
attimo, alzando le mani in segno di rassegnazione, come per dire: “Ma
che ci fate qui?? Ma anche qui!??”. Qualche settimana dopo, siamo a
Dublino per una doppia serata del Working on a Dream Tour
e la transenna davanti al Boss è – come spesso accade – prevalentemente
italiana.
Pare che sulla scala della follia europea springsteeniana siano
soprattutto spagnoli e italiani a contendersi il primato. Una gara da
stabilire al photoflash. Anche se, a volte, c’è una sottile linea che
separa passione e follia. In fila per Dublino notiamo questo ragazzo
norvegese, novantesimo per ordine di entrata: deve averci pensato bene
(forse fin troppo), per decidere di rinunciare al primo concerto, in
modo da rimanere fuori dallo stadio e garantirsi il ‘numero uno’ nella
seconda serata, arrivando al posto più ambito dello show: la piattaforma
davanti al Boss, quella in cui lui ti permette non solo di farsi
strapazzare, ma anche di suonargli la chitarra… passione e follia… va a
capirci!!
A Dublino, venti ore prima dell’apertura dei cancelli ci sono già
trecento persone in fila. E potete contarci che tutti quanti rimarranno
al loro posto anche il giorno dopo, in occasione del secondo concerto.
Tutti vi diranno che uno show di Bruce Springsteen non è mai uguale a
quello seguente. Anche la E-Street Band vi confermerà che il suo leader
ha un unico obiettivo: “Quello di mettere su il migliore show, serata
dopo serata”. Sul palcoscenico – sotto una pioggia inarrestabile – si
assiste alla storia di una lunghissima amicizia. Dietro la Band scorrono
le foto di quando erano ancora dei ragazzi all’inseguimento di una
passione, quella del rock. Ed eccoli dal vivo trent’anni dopo, una cosa
è certa: la vecchiaia non ha scalfito il loro amore per suonare dal
vivo. Tutti quanti vanno al massimo delle loro potenzialità e in prima
linea, c’è questo ragazzino intrappolato nel corpo di un
cinquantanovenne, che non smette mai per un attimo di correre in tutte
le direzioni, finché perfino colui che sta in ultima fila riesca a
sentire un brivido d’emozione.
“Buonasera Dublino! Non abbiamo fatto centinaia di miglia per il vostro
favoloso fish & chips… anche se quello sarebbe già abbastanza. Né
tantomeno per bere una pinta di Guinness… anche se perfino quello
sarebbe già abbastanza. E nemmeno per le bellissime ragazze irlandesi,
altro motivo decisamente valido. No, no, no, siamo venuti qui per
portarvi il rock'n’roll!”. Sessanta brani e oltre sei ore di musica,
ecco i due concerti irlandesi del Boss. E quindici canzoni diverse tra
una data e un’altra. Tra gli highilight degli show, segnaliamo
l’apertura della prima serata con Who’ll Stop the Rain
dei Creedence Clearwater Revival, brani fatti apposta per scuotere gli
stadi come You Can Look But You Better Not Touch e
Sherry Darling (dall’album The River, eseguite su
richiesta), Proud Mary (sempre dei CCR) e naturalmente
Hungry Heart cantata a squarciagola da tutto il
pubblico, con tanto di applauso del Boss che si congratula. Momento
magico dello spettacolo, American Skin (41 Shots)
provata a sorpresa al soundcheck del secondo show ed eseguita con
l’intero stadio in assoluto e devoto silenzio.
Il palco è inzuppato d’acqua piovana e all’ennesimo salto il Boss
scivola, suscitando qualche preoccupazione tra la band. Passa qualche
secondo e lo vediamo rialzarsi senza un graffio: “È la seconda volta che
mi capita quest’anno!” – esclama ridendo. La sera dopo, tutti quanti in
transenna a fargli cenno di stare attento con quei salti… ma la verità è
che nessuno può fermarlo. Quello è Bruce Springsteen e la sua missione
di contagiare il mondo a colpi di rock'n’roll è tutt’altro che
impossibile.
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