19.07.09
Stadio Olimpico, Roma
Badlands / Out in the Street / Outlaw Pete / No
Surrender / She's the One / Working on a Dream / Seeds / Johnny 99 /
Atlantic City / Raise Your Hand / Hungry Heart / Pink Cadillac / I'm on Fire
/ Surprise Surprise / Prove It All Night / Waitin' on a Sunny Day / The
Promised Land / American Skin (41 Shots) / Lonesome Day / The Rising /
Born to Run / My City of Ruins / Thunder Road / You Can't Sit Down /
American Land / Bobby Jean / Dancing in the Dark / Twist and Shout
C'era una volta
(favola per vagabondi anziani) di Riccardo Marcante
C'era una volta il Bruce Springsteen che
sapeva trasformare una scaletta assolutamente standard come quella di
Milano 1985 in uno dei concerti più memorabili di sempre, riusciva a far
felici diecimila voci sedendosi al piano e rubando un minuto al van in
attesa dietro il Palamalaguti dopo tre ore di show, poteva stupire uno
stadio intero confessando fradicio di sentirsi a casa e poi commuoverlo
con un sorriso stupito quando si accorgeva di non essere il solo a
cantare di una città ridotta in rovine.
Se invece spegnevi la luce e indossavi le cuffie, ti faceva entrare in
un mondo cinematografico, popolato di persone che avrebbero guidato
tutta la notte solo per dimostrare i propri sentimenti, o che sapevano
quando accostare al ciglio della statale perché non tutto ha un prezzo
sempre coscienti che, comunque, sarebbero arrivati a vincere tutto per
poi gettare tutto al vento.
Io stanotte ho guidato tutta la notte, su una E45 che trasmette
tutt'altre sensazioni rispetto alla Highway 9, e non per fare un regalo
ma perché, molto più banalmente, stamattina dovevo andare al lavoro.
Tornavo da Roma, dove ho visto un altro Bruce Springsteen.
You can't sit down
(Roma 19.07.09)
Sicuramente in forma fisica al limite
dell'illegalità (felice intuizione letta non so su quale articolo nei
giorni scorsi), impeccabile (quasi impeccabile) dal punto di vista
tecnico, ma a mio modo di vedere distante anni luce dal Bruce di cui
parlavo prima. Se prima la sorpresa era sempre dietro l'angolo, in un
gesto, uno sguardo, un assolo, una variazione vocale, ora a me sembra
sia tutto così ostentatamente improvvisato da essere rigorosamente tutto
previsto.
La cosa che personalmente trovo più irritante è la scelta dei pezzi (so
che è una critica scontata e banale). Non capisco (o meglio, lo capisco
anche troppo bene) come sia possibile che ci si ostini a propinare
"The Rising" e "Lonesome Day" dall'inizio del millennio e ci
siano dischi assolutamente sottovalutati (il secondo LP di The River,
D&D, The Ghost of Tom Joad o lo stesso Nebraska), per non
parlare di un cofanetto che contiene tre dischi (il quarto non lo
considero neanche) di pezzi che solo la pignola mania di perfezione di
Springsteen (quello vero!) ha escluso dalla discografia ufficiale per
troppo tempo.
Eppure lo stadio salta, tutto, dal pit fino all'ultima fila della curva
più distante, e quindi ha ragione lui. Perché alla fine dei conti,
quelli che la pensano come me sono una ristretta minoranza e non ce lo
impone mica il dottore di insistere.
Ma io insisto. Voglio continuare a pensare che ogni tanto possa ancora
scattare la scintilla, e un compitino scritto bene si trasformi in un
capolavoro indimenticabile. È successo l'anno scorso a Milano con
un'immensa "Racing In The Street", poteva accadere ieri grazie
alla carica intensa di "American Skin", ma ahimè era troppo tardi
anche a causa di scelte particolarmente infelici fra le mille richieste
piovute sul palco.
Mi ostino a credere che prima o poi tornerà a fare musica vera, con una
formazione ridotta, in spazi più intimi che però permettano la stessa
libertà di espressione già sperimentata durante il
D&D tour, in un vero
Neverending Tour che assomigli di più alla continua sfida dello zio Bob,
piuttosto che al jukebox degli Stones.
Per concludere, parafrasando quello che disse uno che ne sapeva, in una
sera in cui avevo bisogno di sentirmi ancora bene e di ascoltare musica
come se fosse la prima volta, speravo di vedere ancora il futuro del
rock'n'roll, ma ho sempre più paura di aver visto solo il passato.
Ci riprovo a Torino e Udine. E spero, come sempre, di essere io a non
aver ancora capito niente.
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Last Revised: 25.07.09
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