Considerazioni semi-acide di fine tour
di Stefano Vettorello

E' da diversi giorni che ci rimugino sopra, che sto cercando di darmi una spiegazione al fatto che per la prima volta in vita mia ho assistito ad un tour dell'uomo del Jersey e non mi è rimasta addosso la consueta euforia, ma piuttosto una appiccicosa sensazione di "stonato" che mi attanaglia e mi ronza nella testa.

E' una questione dannatamente seria questa tra me e Mr. Springsteen, e devo cercare di capire se il problema sono io, lui o tutti e due assieme. Sgombro subito il campo da ogni possibile equivoco: ho quarantun anni suonati, un rispettabile lavoro di responsabilità e (credo) di essere mediamente sano di cervello; tutto ciò mi consente almeno di affermare in tutta tranquillità e senza il rischio di dire eresie o di essere preso per uno psicopatico, che senza questo signore io sicuramente non sarei oggi la stessa persona che sono, nel senso che la sua è stata una presenza talmente forte e costante che non può non essere riuscito in qualche modo a plasmarmi. Spero di avere reso l'idea.

Venendo al dunque, ho provato innanzitutto a chiedermi se magari poteva essere mutata la mia ricettività nei confronti della musica e di tutto l'universo che questa si trascina appresso; perché è vero (come già qualcuno ha riportato in questa mailing list) che con l'avanzare dell'anagrafe subentrano altri impegni , priorità e necessità che giocoforza te la fanno vivere con un approccio diverso da quando eri wild & innocent (per fortuna, aggiungerei), e di certo la mia vita negli ultimi anni scorre su un binario molto meno "wild " e molto più "borghese". Però, dai, la scimmia del Rock'n'Roll, vecchio o nuovo che sia, oggettivamente non mi ha mai abbandonato, e seppur con modi e spazi diversi da un tempo la musica occupa ancora un posto di primissimo piano nella mia esistenza. D'accordo, dopo che hai ascoltato migliaia di dischi e visto centinaia di concerti è sempre più difficile trovare qualcosa in grado di smuovere per bene le tue corde, però ho sempre "fame" di musica (una tra le tante cose che ho mutuato da Springsteen) e non di rado mi capita di imbattermi in nuovi artisti che lasciano il segno.

Mi viene in mente un vecchio articolo di Eddy Cilìa dove, parlando di London Calling dei Clash, si diceva consapevole che di dischi così non se ne sarebbero più fatti, ma la speranza di trovarne prima o poi un altro era ciò che lo spingeva ad ascoltarne continuamente di nuovi. Per me vale lo stesso.

E allora partendo da questi concetti non posso che arrivare ad una conclusione: è la musica di Bruce che non sa più parlarmi allo stesso modo, e non è solo una questione di concerti (ci arriveremo poi). Mi fa male anche solo il pensiero di metterlo per iscritto, ma se devo essere onesto con me stesso sono obbligato ad ammettere che è ormai da tanto, troppo tempo che Bruce non riesce a scrivere dischi in grado di scavarmi per davvero nell'anima, e questo è un vizio di fondo imperdonabile per uno come lui. Non mi si fraintenda, non sono un passatista e non ho mai avuto la pretesa che chi ha scritto Darkness o The River continui a rifarlo con lo stampino. Mi sta bene l'artista che cerca nuove vie e, anche se all'epoca ho fatto fatica a comprenderlo, ho accettato il distacco dalla band e quello che ne è scaturito, ho letteralmente goduto per il fantasma di Tom Joad (album dalla scrittura semplicemente sopraffina che mi ha spalancato e reso intelligibile, come per incanto, un intero universo musicale, quello del folk e della country music, che fino ad allora avevo sondato solo in superficie) e mi sono deliziato con tutto il progetto Seeger Sessions, rigoroso e scanzonato al tempo stesso, ma che però resta un capitolo a parte trattandosi di un disco di canzoni "non sue". Sullo Springsteen targato Brendan O' Brien che dire? The Rising rimane un dignitosissimo lavoro con un forte tema di base, che a tratti ti dava ancora l'dea che LA BAND fosse presente, però alla lunga soffre di un'ampollosità eccessiva a rischio invecchiamento precoce almeno e un paio di pezzi (un cioccolatino a chi indovina quali) si potevano omettere senza colpo ferire a tutto vantaggio della resa d'insieme. Devils & Dust è, in tutti i sensi, il fratellino scemo di Tom Joad, la versione taroccata. Carino o poco più.

Gli ultimi due? Eh, qui la faccenda si fa parecchio complicata. Un pasticciaccio brutto, direbbe Gadda. A parte la scrittura di una inconsistenza a tratti imbarazzante, ma E Street chi? Siamo seri, ma ci hanno mai suonato tutti insieme? Si sente che sono loro o poteva essere un qualsiasi altro turnista? Per uno che ha sempre centellinato le uscite col contagocce (leggasi: quando aveva qualcosa da dire) c'era tutta questa urgenza espressiva nel pubblicarli a così breve distanza? E com'è questa storia che finalmente ha imparato a stare in studio di registrazione e a fare le cose più in fretta? A sessant'anni?!! Se i risultati sono questi, vedi bene di studiare ancora un po' amico mio, e di farti venire ogni tanto qualcuno dei tuoi proverbiali dubbi (ce li avevi eccome i dubbi, testa di legno, quando per un album scrivevi canzoni a sufficienza per farne cinque , e tutti buoni…. ma allora forse non avevi i contratti milionari da rispettare).

E a questo punto il problema ritorna ad essere mio, perché io continuo a sperare in uno Springsteen che fa lo Springsteen (non è un bisticcio di parole) con una ispirazione finalmente all'altezza del suo nome, con o senza LA BAND, che sia rock, country, rockabilly, cajun o folk non importa, ma possibilmente con un produttore che sappia metterne a fuoco l'essenza senza inutili artifici; penso a Tom Petty con Rick Rubin o all'ultimo Mellencamp con T Bone Burnett e mi ci incazzo da morire al pensiero di cosa potrebbe venirne fuori con Springsteen. Io aspetto sempre, beninteso, ma mi sa che aspetto Godot.

Detto ciò, veniamo quindi ai concerti. Abbiamo imparato che anche con i suoi dischi meno riusciti i tour conseguenti sono sempre stati all'altezza della situazione, vuoi perché dal vivo è sempre riuscito a trovare "la quadra", ma soprattutto perché c'è sempre stato un filo conduttore che concettualmente teneva insieme le nuove cose con la produzione passata. Oggi l'incantesimo sembra essersi spezzato. Se fai un album che poi dal vivo eviti più o meno accuratamente come la peste forse è il segnale che c'è qualcosa che non va. Le scalette mi sembrano fatte alla ambarabaciccicoccò. E' sempre un grande concerto, probabilmente ancora il migliore sulla piazza e chi lo vede una volta ogni tanto rimane sempre a bocca aperta. Se poi hai culo ti può ancora sparare delle sequenze da lasciarti stecchito, però a mio avviso manca l'ingrediente in più: c'è ancora sudore, ma è del tutto assente la "sporcizia". Oggi Bruce Springsteen & the E Street Band dal vivo sono anche e soprattutto un grande circo (nel senso più nobile del termine, va da sè), un fenomeno Pop come tanti nella nostra era, un grande evento mediatico collettivo dove sai già perfettamente che sarà officiata la messa totale globale con tutto, ma proprio tutto il campionario dei possibili colpi di teatro. Di certo un buon concorso di colpa ce l'ha internet, le scalette rese note worldwide in tempo reale , you tube e via discorrendo, o forse è il fatto che dalla reunion in poi ce lo siamo ritrovati tra i piedi più di quanto non avremmo mai osato chiedere o anche solo immaginare.

Anche 'sto fatto del "non abbiamo mai suonato così bene come in questo momento" lascia il tempo che trova . Che significa suonare bene? Che ti trovi a menadito dopo millemila concerti? E ci mancherebbe anche! Li adoro (quasi) tutti, ma andiamoci piano; se la cavano ancora alla grande però azzardare un paragone col passato potrebbe rivelarsi (Max a parte) abbastanza impietoso. Sul "suono", premesso che anch'io mi fregio orgogliosamente di annoverarmi tra la schiera degli snob che vorrebbero sempre e solo show indoor, per quanto mi riguarda (lo snob degli snob?) l'ultimo E STREET SOUND LIVE per cui sbavo senza ritegno resta quello dei Sony Studios, dove il nostro suonava con un Matchless poco lontano dal culo. Buono quello della reunion (ricordo ad Assago una piacevolissima chiacchierata con Chuck Plotkin che sedeva al mixer. Mi era parso una persona squisita: richiamarlo?), decisamente in caduta libera dal Rising Tour in poi, molto in linea con i nuovi gusti del capo. Oggi potrebbe suonare una Telecaster, una Les Paul o una Ibanez Steve Vai e probabilmente nessuno avvertirebbe la differenza. E poi c'è troppa roba, una batteria troppo gonfia, troppe tastiere, troppo di tutto, a tratti non si capisce una mazza. Però negli stadi usa così.

Ma insomma, direte voi, che diavolo vai cercando? Vedete, è che io a questo ometto voglio veramente un bene dell'anima, e proprio nei confronti delle persone a cui vuoi bene sei portato ad essere più esigente. Così come del resto finisci con l'amarne e perdonarne anche i difetti. Sempre a patto che non comincino a diventare troppi.

Nel dubbio, io continuo ad aspettare. Hai visto mai...


Copyright © 2009 by badlands.it
Last Revised: 29.07.09

All trademarks or product names mentioned herein are the property of their respective owners