
Max, ti trovi in una situazione molto particolare, direi unica. Puoi
vedere tuo figlio fare una cosa pazzesca, suonare in un gruppo come la E
Street Band, con la esatta consapevolezza di cosa vuol dire una cosa del
genere. Non so se c’è qualcuno che si è mai trovato nella tua posizione.
Be’, credo che sia una cosa unica negli annali del rock. Per me, è
un’esperienza favolosa, perché non solo sto vedendo Jay fare un lavoro
incredibile, regalando a Bruce la libertà di fare al meglio il suo
lavoro, ma ho anche la possibilità di fare un passo indietro e godermi
un concerto della E Street Band da spettatore. Una roba unica. Posso
finalmente osservare certi dettagli che non potrei mai cogliere quando
suono. E poi, devo dirtelo, Jay sta spaccando alla batteria!
(Nella foto del 2000 da sinistra Max, i
figli Jay e Ali, Ken Daneyko dei New Jersey Devils e la moglie di Max
Becky)
L’ho visto suonare e mi ha colpito, senza dubbio.
È interessante perché Jay è un completo autodidatta, da quando un
inverno s’è rifugiato in cantina a pestare sulla batteria fino a trovare
la sua passione musicale, che è l’heavy metal, un tipo di musica molto
complesso dal punto di vista ritmico e melodico. E ora ha dovuto invece
integrarsi in un gruppo che ha un approccio più vecchia scuola, il che
per noi della E Street Band è il modo naturale di suonare, ma per lui è
una cosa nuova. Sedersi dietro quella batteria non vuol dire entrare nel
gruppo ma guidarlo, dal punto di vista ritmico. Jay ci sta riuscendo, ed
è tutto merito suo.
Davvero è autodidatta? Non hai mai preso lezioni?
Qualcuna sì. Di chitarra, però. Quando ha iniziato a suonare alla
batteria mi ha detto che non voleva prendere lezioni perchè lo voleva
fare solo per divertimento. E così ha fatto, e io non gli ho mai dato
consigli. Tornava da scuola e ogni giorno si esercitava per ore. La
prima volta che io e mia moglie siamo andati a vederlo fu ad Asbury
Lanes, coi Bouncing Souls: fece alla grande le loro canzoni e non aveva
mai suonato con loro, prima. Prima dello scorso Natale, Bruce, Jon
Landau ed io – insieme anche a Roy Bittan – abbiamo iniziato a discutere
del mio problema, cioè del fatto che potesse esserci una sovrapposizione
di impegni per me. Cosa fare? Be’, in breve la risposta ci è parsa
ovvia: "Diamo una chance a Jay". In estate aveva suonato Born to run al
Giants Stadium. Ci è sembrata una soluzione elegante e romantica per
ovviare a questo mio mese di doppio impegno, tra il debutto al Tonight
Show with Conan O’Brien e alcune date europee. Bruce ha subito detto,
coraggiosamente : "Sì, diamo a Jay un’opportunità". Poco prima della
nostra esibizione al Super Bowl, Bruce gli ha dato una lista di duecento
canzoni: "Inizia con queste", gli ha detto! E Jay s’è messo d’impegno e
alla prima prova ha entusiasmato tutti. Era metà marzo. Ci ha steso
tutti. Il più bel complimento gliel’ha fatto Bruce dicendogli che adesso
quando è sul palco non si mette neanche a pensare a chi siede dietro
alla batteria. È una gran cosa. Ed è esattamente il nocciolo del lavoro
che devi fare; vuoi imprimere il tuo sound ma in un certo senso devi
essere come invisibile.Due mesi fa ho detto a Jay, quando ha iniziato a
provare: "Vedrai, arriverà un momento in cui ti sembrerà di non suonare
più delle canzoni ma di fare semplicemente musica". Ed è quello che è
successo. Una cosa che devi sapere quando suoni con Bruce è che quando
sei sul palco con lui è improbabile che tu debba fare esattamente la
stessa cosa due volte di seguito. Lui sente il momento e cambia le cosa
al volo. E tu devi seguirlo, il che non è facile. Jay ci riesce. E ora
mi trovo nella situazione di dovere suonare al mio meglio per non
perdere il confronto con lui! Ora sta facendo i suoi primi concerti
interi, poi partirà con la band per l’Europa mentre io sarò in
California per registrare lo show.
Come genitore ti sei mai chiesto se Jay era pronto al grande salto?
Lascia che ti racconti una cosa interessante. Quando Bruce ha deciso si
prendere questa strada e usare Jay mi ha chiamato e ne abbiamo parlato
un po’, e il tono della telefonata era un po’ più quella di due genitori
che parlano dei figli piuttosto che quella del leader di un gruppo che è
in cerca di un batterista.
Mi sembra che Jay stia affrontando tutto questo con molta calma e
sangue freddo.
È il suo carattere; non per niente fa il portiere in una squadra di
hockey e sa che in caso di vittoria a vincere è la squadra, in caso di
sconfitta è colpa del portiere… Fare il batterista è un po’ la stessa
cosa. L’importante è conoscere i trucchi. Tutti i batteristi fanno degli
errori. Se ne fai uno, basta ripeterlo e diventa parte
dell’arrangiamento. Lui questa cosa l’ha imparata. È già bravissimo.
Quando è lui lì sopra, io me ne vado in giro con un cappello tra la
folla per spiarne le reazioni, e sono tutte positive. E poi basta vedere
il sorriso sulla faccia di Bruce…
Jay è riuscito finora a tenere la testa sulle spalle. Suona con la E
Street Band davanti a ventimila persone e la sera dopo suona davanti a
quattro persone, gratis, sotto il Williamsburg Bridge, a Brooklyn, per
il solo piacere di suonare. Ha una grande passione.
Questa staffetta tra te e Jay, peraltro, rafforza l’idea della band
come una famiglia.
Ti racconto l’ultima storia. A Philadelphia, la seconda serata, prima
del concerto si parlava di fare Kitty’s back, che è una canzone davvero
complicata, e Jay ha detto: "Posso farla". Ha preso qualche appunto è
salito sul palco e l’ha fatta magnificamente. Non potevo crederci. |