Born To Drum:
Due generazioni di Weinberg
di Jay Lusting

Intervisto Jay Weinberg nel backstage dell’Ace of Clubs di New York, dove la band di Jay, i Reveling tengono un concerto mentre la E Street Band sta suonando in Pennsylvania.

Avevi preso questo impegno prima di sapere che avresti dovuto suonare con la E Street Band?
Sì. Sapevo della cosa ma non potevo renderlo pubblico fino a due settimane fa.

Andiamo un po’ indietro nel tempo, se non ti dispiace. Quando hai iniziato a suonare la batteria?
A quattordici anni. Suonavo in una band heavy metal.

La batteria è stato il tuo primo strumento?
Mio padre mi regalò una chitarra quando avevo nove anni e un basso a dodici. Ancoro suono entrambi. Ma con la batteria è stato subito vero amore. Non potrei vivere senza.

Tuo padre non voleva che la suonassi?
Mi ha sempre lasciato libero di suonare quello che volevo, e non mi ha mai detto: "Dovresti fare il musicista". Comunque, quando ho deciso di suonare la batteria, papà è stato molto collaborativo.

Quanti concerti della E Street Band hai visto in vita tua?
Bella domanda…

Centinaia?
Sicuramente. Ho iniziato ad andare in tour che avevo nove anni. Era il Reunion Tour. E poi a dodici, tredici anni, durante il The Rising Tour. E poi il Magic Tour, e adesso questo… Quindi, direi centinaia di concerti. Andavo sempre in Europa, qualche volta ai concerti americani, ma soprattutto in Europa perché mia madre la ama, a tutti piace l’Europa, ovviamente, ma mia madre ama profondamente l’arte, la musica e la cultura europea. Ci ha sempre portato in giro per musei.

Quindi il Reunion Tour è stata la tua prima opportunità di vedere all’opera la E Street Band…
Sì. Non avevo idea di cosa volesse dire, prima, tutta sta storia della band. Ogni tanto accendevo la tv e dicevo: "Forte! Ecco mio padre". Ma nel 1999 fu quando mi resi conto che papà suonava davanti a settantamila persone…

Vai ancora al liceo?
Sono matricola al college. Lo Stevens Institute of Technology a Hoboken. Non ho potuto suonare al concerto al Nassau Coliseum perché avevo un esame.

Che tipo di studi fai?
Istituto di tecnologia, corso di Business & Technology. Studiamo come gestire un business e promuoverlo.

Vuoi continuare a studiare?
Sì, lo spero. Mio padre abbandonò l’università perché doveva registrare BORN TO RUN. Ma poi si è riscritto. Ci ha messo vent’anni a laurearsi! Io spero di metterci di meno… Una laurea è un buon punto di partenza per chiunque, dal punto di vista professionale.

Hai dovuto saltare molte lezioni?
Be’, mi sono preso un mese sabbatico. Ne ho parlato con gli insegnanti e non ci sono problemi. Sono tutti con me: vogliono che io non mi lasci sfuggire questa occasione unica.

Quando hai capito che avresti dovuto partecipare ai concerti della E Street Band?
Probabilmente dopo la prima prova ad Asbury Park, un paio di mesi fa. Ma anche lì, non ne ero certo.

Cosa ti hanno detto?
Fino a quando non è stato annunciato, non c’era niente di definitivo. Sto ancora cercando di prendere confidenza con la musica di Springsteen, con la band eccetera. Ma mi sono sentito come se avessi passato un’audizione quando abbiamo fatto quelle prime prove e poi le prove generali aperte al pubblico. Mi trovavo a mio agio, e sembrava che quadrasse tutto: non bisognava trovare una soluzione esterna per risolvere il problema di rimpiazzare mio padre, non era necessario assumere un batterista parttime. Insomma, rimaneva tutto in famiglia. Una gran cosa. E sta funzionando.

Quindi, a un certo punto Springsteen ti ha detto: "Proviamo a suonare qualcosa insieme?"
Bruce mi ha telefonato mentre mio padre ed io stavamo andando in macchina al college. E mi ha detto : "Jay, come sai abbiamo questa band. E in questa band suona il miglior batterista del mondo, che ha dei problemi di agenda. E quando ho chiesto a questo batterista come potevamo risolvere la faccenda, mi ha dato il tuo numero". Insomma, mi ha chiesto di unirmi alla band; era gennaio, forse febbraio. Ho passato tutto marzo ad Asbury a provare e ho iniziato ad acclimatarmi. Ora, dopo due mesi, mi sento ben integrato al gruppo.

Quindi non ti spaventa il fatto che per qualche concerto europeo sarai tu l’unico batterista?
Be’, è una cosa grossa e mi mette un po’ d’ansia, perché non ho mai fatto nulla del genere. Non ho mai suonato in Europa. Ma sarà interessante e non vedo l’ora, perché so quanto il pubblico là sia eccezionale, so quanto amano la musica in generale e quella di Bruce in special modo. Sarà elettrizzante.

Cosa hai pensato quando hai ricevuto quella telefonata? Te l’aspettavi o è stata una sorpresa?
No, non me l’aspettavo al cento percento. Sapevo che mio padre avrebbe dovuto assentarsi per via del Tonight Show. E sapevo che Bruce stava lavorando a un nuovo disco, perché durante il Magic Tour la band ogni tanto si ritirava in studio di registrazione. Ci andavo anch’io, a vedere. Li ho visti fare Kingdom of days, Working on a dream e, credo, un’altra canzone. E poi, dopo aver suonato con loro al Giants Stadium, ho iniziato a farci un pensierino. Mi sembrava plausibile ma non probabile. Poi Bruce ha chiamato mio padre per cercare di risolvere la situazione, ma più da padre a padre che da musicista a musicista: "Non sarà troppa la pressione per Jay? Ce la fara?". Questo è successo subito dopo la mia esibizione al Giants Stadium; quindi è da lì che ho capito che avrei potuto essere tirato in ballo. Ma nessuno sapeva se avrei retto una cosa di questa magnitudine. Mio padre, comunque, gli ha risposto: "Credo che possa farcela".

Anche tuo padre, quando è entrato nella band, ha dovuto imparare un sacco di roba e molto in fretta…
Eh sì, prima di lui c’erano Vini Lopez e Boom Carter. E per lui sarà stata ancora più dura perché non aveva alcun collegamento con la band, mentre io evidentemente ce l’ho. Anche se questo conta fino a un certo punto. C’è gente che si chiede perché hanno scelto me, un ragazzino. Solo perché sono il figlio di Max? Be’, per quanto mi riguarda, io cerco di dare il meglio di me…

Sai quanti concerti farai in Europa? Ne avete discusso?
È ancora tutto da definire. Ma succederà quando mio padre dovrà registrare lo show televisivo. Ci saranno alcune serate davvero speciali, tipo quella al PinkPop Festival. Non vedo l’ora che arrivi quel giorno.

Ma quanti concerti saranno in tutto? Dieci?
Non lo sappiamo. Mio padre è già impegnato nella preproduzione del Tonight Show, quindi credo che lo sostituirò già a partire dalle ultime date americane, e cioè dalla prossima settimana. Poi ci saranno alcuni dei primi concerti in Europa e poi forse mio padre sarà in grado di raggiungerci.

Ti senti a tuo agio con tutto il repertorio della E Street Band?
Mi hanno dato una lista di duecento canzoni: "Questo è quello che suoneremo sicuramente", mi hanno detto. Poi Bruce me ne ha aggiunte altre da imparare. È stato piuttosto intenso, ma prende sempre più confidenza, sto imparando ad apprezzare la sua tecnica compositiva, il modo in cui scrive, in cui orchestra il tutto: ci sono elementi ricorrenti nel suo materiale. E poi sono nato e cresciuto con questa musica. Quando avevo dodici anni, potevo automaticamente suonare Murder incorporated o Badlands. Mi è servito osservare la band in tutti questi anni. E ora l’occasione di rivisitare il passato musicale di mio padre è una cosa davvero speciale.

Ogni tanto, durante lo show, Bruce raccoglie delle richieste. Può tirar su di tutto…
Non mi è ancora capitato. Ma Bruce ed io ne abbiamo parlato. È una cosa generazionale, perché loro sono cresciuti suonando nei bar i pezzi che sentivano alla radio. Io sto cercando di abituarmi alla vecchia scuola: ascolto una sacco di roba, Sam & Dave, Sly & The Family Stone, roba così. Mi è sempre piaciuta la musica degli anni Cinquanta e Sessanta; quindi spero di essere in grado di fare quella roba. London calling, posso farla, Helter skelter è la mia canzone dei Beatles preferita. Il fattore sorpresa, così importante per la E Street Band, sarà preservato.

Non ti fa strano suonare a diciott’anni con gente di cinquanta, sessanta?
È come con l’hockey: è bello giocare con gente migliore di te. Loro sono dei fenomeni e hanno una specie di sesto senso che sto provando a imparare. Bruce guarda da una parte e sai che devi fermarti, guarda dall’altra parte e sai che devi entrare…

Crescendo, come li vedevi, come i tuoi zii? Zio Bruce, Zio Clarence…
Una cosa del genere. Sono cresciuto nei camerini della E Street Band, e non solo nei loro. Mi ricordo quando a cinque anni mio padre mi portò a vedere i Rolling Stones e mi ritrovai al gabinetto con Mick Jagger… Oppure quando nel 2001, nel backstage della Continental Airlines Arena, mi buttai di stomaco con lo skateboard giù da un rampa e mi ruppi i denti.

Papà ti fai dato dei consigli, in queste settimane.
Solo di tipo fisico, per evitare che mi vengano le tendiniti di cui lui ha sofferto tanto. A un certo punto per lui era diventata dura registrare dischi perché il dolore era fortissimo


Traduzione di Leonardo Colombati
Versione originale pubblicata su THE STAR-LEDGER del 15.05.09
Last Revised: 17.06.09

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