Steve parla di Springsteen, dei Soprano e di altro

Lo scorso 14 settembre presso il Grammy Museum di Los Angeles si è tenuta una conferenza moderata da Robert Santelli, direttore esecutivo del museo e giornalista musicale nonché autore di volumi dedicati alla storia del rock quali Greetings from E Street: The Story of Bruce Springsteen and the E Street Band, in occasione del 40mo anniversario di Born To Run. Sul palco l’ospite d’onore della serata Steven Van Zandt StevenVanZandt-atGrammyMuseum-byRebecca Sapp-WireImage.com (3) (1)e alcuni musicisti del New Jersey: il batterista dei Blondie Clem Burke e il conduttore radiofonico Chris Carter. Entrambi hanno fatto parte del gruppo Dramarama negli anni novanta.

La sala era esaurita e  nei novantacinque minuti del programma Steve si è sottoposto anche ad una sessione di domande e risposte con il pubblico.

Ha cominciato dall’album oggetto della celebrazione ricordando quanto sia stato speciale ed assolutamente innovativo per l’epoca. “Negli anni ’70 non era di moda utilizzare il sax ed è stato coraggioso fargli giocare un ruolo di primo piano nella band”. Ha raccontato di come lui abbia contribuito agli arrangiamenti di Tenth Avenue Freeze Out  pur non avendo alcuna formazione specifica per quanto riguardava i fiati.

Santelli ha voluto sapere delle sue collaborazioni con Southside Johnny & The Jukes con i quali ha spesso calcato i palchi del Jersey Shore come lo storico Stone Pony. “Suonavamo nostre canzoni originali ed anche questo era insolito”. Un precursore dei gusti con lo stesso spirito di ricerca che oggi dedica al suo programma radiofonico Underground Garage.

Riguardo la sua formazione musicale e quelle che sono state le influenze, citando l’apparizione dei Beatles al The Ed Sullivan Show, ha ricordato la così detta British Invasion e come loro abbiano reso popolare l’idea di una band come entità creativa, senza però dimenticare i precursori come Buddy Holly & The Crickets. “I Beatles erano tutti belli, perfetti dall’abbigliamento al taglio dei capelli. Poi fortunatamente sono arrivati gli Stones, che non erano così belli e ha reso tutto più semplice. Ho pensato che anch’io potevo farcela”.

Non sono mancati i riferimenti alle registrazioni con Springsteen come quando gli chiese di co-produrre l’album The River per aiutarlo a ottenere un suono pieno dalla band, come fossero su di un palco. Oppure quando nel 1984 per Born in the USA hanno evitato le sovraincisioni preferendo suonare i brani per intero in studio. “Ho dovuto suonare il mandolino solista nel mio microfono vocale”.

Per quanto riguarda I Soprano Van Zandt ha ricordato come David Chase, produttore e creatore della serie, lo avesse visto in televisione durante il discorso nella cerimonia d’introduzione dei The Rascals nella Rock ‘n’ Roll Hall of Fame, e abbia insistito perché accettasse un ruolo come attore. Sul finire degli anni novanta Van Zandt non aveva musicalmente molto da offrire, “Non ho nulla che mi relazioni al grunge”,  e così la possibilità delle riprese televisive è arrivata in un buon momento nella sua vita.

Una parte interessante della discussione si è incentrata sulla creazione di Artists United Against Apartheid nel 1985. Era stato due volte in Sudafrica l’anno precedente e sentiva che “avevo bisogno di portare l’attenzione sul problema. Volevo creare un boicottaggio culturale”. Anche se furono ben 49 gli artisti che parteciparono alla registrazione del brano “Sun City”, si dispiace per chi si rifiutò come Frank Zappa. “Le radio non avrebbero trasmesso la canzone, ma fortunatamente MTV e BET misero in onda il video”. Alla fine le rivolte e le sanzioni economiche, portato la scarcerazione di Nelson Mandela e la fine dell’apartheid in Sudafrica. “Oggi non sarebbe possibile farlo”  ha concluso Van Zandt.

StevenVanZandt-atGrammyMuseum-byRebecca Sapp-WireImage.comRitiene che oggi la musica sia impantanata nella mediocrità. Con la sua trasmissione Underground Garage, inaugurata nel 2002, tramite la stazione radio SiriusXM cerca di tenere vivo lo spirito originario del rock. “Piantiamo quanti più semi possiamo. Trasmettiamo grande musica per 24 ore al giorno”.

Molti gli argomenti toccati dalla sessione di domande dal pubblico.

Cosa pensa di tutte le ottime canzoni escluse da “The River”? “Uno dei nostri migliori album è il secondo disco di Tracks”.

Cosa è successo nella reunion dei The Rascals nello spettacolo che ha diretto a Broadway? “Nessuno è più importante di altri in un gruppo… Felix (Cavaliere) ha causato tutti i problemi”.

Come si sentiva quando la E Street Band si scioglie e come stanno le cose adesso? “Se avete una band con quel tipo di chimica, non si dovrebbe spezzare mai… lo scorso tour è stato uno dei nostri migliori di sempre. Abbiamo esplorato nuovi mercati in tutto il mondo con poca promozione. Abbiamo ancora molto da fare”.

Perché produrre, scrivere e arrangiare il nuovo album di Darlene Love? “Ho messo al suo interno tutti i miei quarant’anni di mia conoscenza della musica… non potevo sopportare l’ingiustizia di non sentire questa donna cantare. Le capacità non sono supportate a sufficienza in questo mondo”.

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