“Bob Dylan è il padre del mio paese”

Con queste poche parole pubblicate sulla sua pagina Facebook Bruce Springsteen ha voluto congratularsi e rendere omaggio a Bob Dylan dopo l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura al cantautore di Duluth. Dylan è stato più volte dato tra i favoriti per la vittoria del premio e fu candidato per la prima volta esattamente 20 anni fa.

Bob Dylan è il padre del mio paese. ‘Highway 61 Revisited’ e ‘Bringing It All Back Home’ non sono stati soltanto dei grandi dischi ma rappresentarono la prima volta che ricordo in cui veniva esposta una versione veritiera del luogo in cui vivevo. Il buio e la luce erano lì, il velo dell’illusione e dell’inganno erano stati strappati, aveva dato un calcio alla cortesia ottusa e alla routine quotidiana che coprivano la corruzione e la decadenza. Il mondo che raccontava era sotto i nostri occhi, nella mia piccola città.

L’ammirazione e la devozione di Bruce sono reali e non semplici frasi di circostanza. Basti ricordare che nel 1988 il discorso per l’introduzione di Dylan nella Rock’n’roll Hall of Fame  fu tenuto da lui e che anche nel 1997 quando venne insignito del Kennedy Honors era sul palco per rendergli l’omaggio dovuto.

Mi ha ispirato, mi ha dato speranza e ha fatto la domanda che tutti gli altri erano troppo spaventati per fare, soprattutto ad un quindicenne: “Come ci si sente ad essere soli?”. Una frattura sismica si era aperta tra le generazioni improvvisamente ti sentivi orfano, abbandonato in mezzo al flusso della storia, la tua bussola era impazzita, eri internamente senza casa. Bob ha indicato il nord, è servito come un faro per aiutarci a trovare un senso nel deserto che era diventata l’America. Ha piantato una bandiera, ha scritto canzoni, ha cantato parole che erano essenziali per quei tempi, per la sopravvivenza emotiva e spirituale di tanti giovani americani in quel momento”. “

Ho avuto l’opportunità’ di cantare The Times They Are A-Changin’ per Bob quando ha ricevuto il Kennedy Center Honors. Siamo stati soli, insieme per un breve momento, stavamo salendo una scala, quando mi ha ringraziato per essere lì e mi ha detto: “Se c’è qualcosa che posso mai fare per te …” Ho pensato, “Mi stai prendendo in giro?”. Ho risposto: “hai già fatto tutto”.

Springsteen ha preso in prestito molto dal Dylan scrittore e narratore. Alcuni suoi classici come“Born to Run” e “Thunder Road”, oppure i personaggi e le ambientazioni dell’album “Nebraska” lo testimoniano. Non bisogna però dimenticare che lo stesso Dylan deve molto a Woody Guthrie ed è quindi necessario rendersi conto che tutti gli artisti sono influenzati da quelli che sono venuti prima.

Nonostante ci sia che continua a pensare che la musica popolare non sia letteratura degna di un premio Nobel, a quando la prima candidatura per Springsteen?

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