Alla fine ha vinto ancora lui

di Adriano Ciriello.

New York 7 dicembre. Sono stato a vedere il “famigerato” Springsteen on Broadway ed ecco qualche considerazione in merito.

Per cominciare in barba a tutte le lamentele sul prezzo e sulla possibilità di procurarsi il biglietto ho visto che quasi tutti i frequentatori abituali del pit, hard E-Street fans italiani, erano presenti o lo saranno nel breve. Tutti sborsando parecchie centinaia di euro per i ticket, facendo anche più date e qualcuno anche ricorrendo al secondary market!

La famiglia Springsteen ringrazia vivamente e pure i ladri bagarini. Io nel mio piccolo avevo quello da poveracci, che per 75 dollari, qualcosa meno in euro, ti fanno accomodare in piccionaia, dove tuttavia anche se non sei vicinissimo, vedi bene e sentì da Dio. L’acustica è perfetta, da brividi.

Intanto fuori dal teatro già dal primo pomeriggio, nonostante il freddo cane di questi giorni a New York, intrepidi fans aspettano intorno alle 19 l’arrivo di Bruce per i soliti autografi che ormai non nega a nessuno, almeno nelle prime file. Finito il delirio si entra tranquillamente e ci si accomoda nel piccolo teatro.

Inizio alle 20 spaccate. Bruce comincia con lo show, molto parlato nella prima parte, anche Growin’up è spezzata da un discorsetto forse troppo lungo. Le esecuzioni sono perfette, senza sbavature, seguiti da scroscianti applausi. Thunder Road è sempre Thunder Road, poi gli omaggi ai genitori con My Fathers House e The Wish, che ho molto apprezzato non avendola mai ascoltata nei miei 63 concerti precedenti. Forse il miglior momento dello show è una toccante Tenth Avenue, in cui parla e presenta Clarence come se dovesse entrare in scena in quel momento! Brividi! Interessante Born in the USA in versione acustica, preceduta dal racconto dell’incontro con Ron Kovic. Anche se non è più una novità in questo scenario diventa una perla.

Totalmente insignificante, a mio parere, l’arrivo di Patti per i duetti su Tougher Than The Rest e Brilliant Disguise. Da lì in poi Bruce spara le canzoni una via l’altra con poche frasi qua e là, e si arriva verso la fine passando per The Rising, che non manca mai da anni ma personalmente non mi fa impazzire mentre probabilmente per lui ha un significato particolare, Long Walk Home, Dancing in the Dark e Land of Hope and Dream. Si finisce in gloria con Born to Run e così sia. Delirio totale!

Quindi, che dire? Merita il prezzo del biglietto compreso volo, albergo, varie ed eventuali? Beh, alla fine pare abbia vinto ancora lui, se fa sold-out! Per la verità un paio di biglietti a sera, non di più, erano disponibili alle casse, ovviamente da 700 a 850 dollari. Ho visto una coppia di italiani che li ha presi senza batter ciglio… salvo poi sentir dire alla ragazza: “Guarda che se mi chiama sul palco a ballare io non ci vado, non conosco le sue canzoni”. Io non sapevo se ridere o piangere, davvero! Ho deciso di lasciarli con un sorriso.

Per me comunque c’è uno squilibrio nello spettacolo, troppo parlato, si dilunga in particolari forse evitabili nella prima parte e quasi frenetico alla fine, quando diventa praticamente un concerto. Non vedo la necessità di vedere tanti show, sia per il prezzo sia perché sono tutti uguali, magari ancora uno, ma non a prezzi folli.

Sulla scelta dei pezzi, beh, ognuno ha la sua setlist preferita, inutile discutere. Io avrei eliminato una di quelle cantate con Patti e inserito una The River o Darkness, però come ho scritto sopra, alla fine ha vinto ancora lui!

Live, On Broadway

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