Il manoscritto nascosto

Fino a meno di due decenni fa, i collezionisti d’opere d’arte avevano ancora la possibilità di trovare occasionali dipinti di Vincent van Gogh, attaccati al muro della casa di qualche pensionato francese. La storia recente e passata del restauro di quadri insegna che spesso “ripulendo” opere d’arte rovinate, saltano fuori quadri nascosti da una seconda mano di pittura. Dietro ad un’opera d’arte sappiamo che ce ne può essere un’altra nascosta e forse più importante. Difficilmente però queste cose accadono con capolavori del mondo del rock, ma ogni tanto uno di questi appare dal nulla. Poco tempo fa un ragazzo di Nashville ha acquistato quanto rimaneva di un negozio di dischi, per scoprire poco dopo che era entrato in possesso di master originali di star del country. Per quanto riguarda il collezionismo di Bruce Springsteen, la leggenda vuole che la cassetta usata per il bootleg “The ties that bind”, considerato uno dei migliori bootleg di tutti i tempi, venne trovato da un collezionista in un negozio di seconda mano, per 20 dollari. Alla lista dei grandi ritrovamenti riguardanti Bruce Springsteen, adesso potete aggiungere la recente scoperta di Mike Pfeifer. Nonostante il pezzo da collezionista di Pfeifer non può essere ascoltato come succede invece con un nastro master, il suo piccolo pezzo di storia racconta molto di più di del processo creativo di Springsteen e fa luce su uno dei periodi più importanti della sua carriera discografica. Questa piccola opera d’arte unisce direttamente due dei più amati album: Born to run e Darkness on the Edge of Town.

La storia di Pfeifer inizia con un piccolo annuncio pubblicato in una rivista per collezionisti sei mesi fa. Un giovane collezionista di soli 27 anni (anche se nato lo stesso giorno di Bruce), Pfeifer non ha potuto vivere i “glory days” della popolarità di Springsteen, ma sta cercando di recuperare il tempo perso costruendo per conto suo un’imponente collezione di memorabilia. “Sono un po’ in ritardo per collezionare Bruce” ha detto, “che, allo stesso tempo, è una buona e una cattiva cosa. Alcune cose sono veramente difficili da trovare e anche troppo costose per le mie tasche, ma è anche vero che la fuori ci sono ancora degli ottimi affari”.

L’annuncio pubblicato da Pfeifer ha tutta l’aria di essere un gran bell’affare. Il proprietario di un negozio di dischi in California rispose a Pfeifer offrendogli il testo manoscritto di una canzone intitolata “River horse”. Pfeifer declinò l’offerta in quanto quel manoscritto era già passato in troppe mani negli ultimi anni (cosa che lo faceva apparire meno interessante), oltre al fatto che il prezzo era troppo alto “Chiedeva $600 per il testo di un’insignificante canzone”, racconta Pfeifer. Nonostante il rifiuto per questa offerta, era ancora intenzionato ad acquistare qualcosa scritto a mano da Bruce e l’ideale sarebbe stato, appunto, il testo di una canzone, che rappresenti per molti collezionisti il massimo da incorniciare e appendere al muro. Il proprietario del negozio di dischi gli offrì allora un altro articolo che si trovava appeso in negozio: il testo manoscritto originale della storia scritta da Springsteen per l’album di debutto del 1976 di Southside Johnny, “I don’t want to go home”. Nonostante questo manoscritto non fosse esattamente quello che cercava, era sicuramente un oggetto unico nel suo genere. Si decise quindi per l’acquisto.

Fece quello che tutti i novelli collezionisti dovrebbero fare quando acquistano qualcosa di così raro come un manoscritto: avrebbe comprato il documento soltanto se avesse potuto farlo esaminare da un esperto per avere una prova della sua autenticità. Nonostante la falsificazione di testi di canzoni sia molto rara, negli ultimi anni stato un certo numero di frodi, alimentate dai prezzi esorbitanti che sono disposti a pagare i grossi collezionisti. Pfeifer riuscì a fare un accordo secondo il quale avrebbe riportato il manoscritto il giorno successivo, e lo mostrò a Billy Smith della “Walls of Fame” (precedentemente conosciuto come The Asbury Park Rock’n’Roll Museum), un esperto di Springsteen e collaboratore di ‘Backstreets’.

“Dissi a Mike di non pagare niente fino a quando non l’avessi autenticato io”, racconta Smith. “Ultimamente ho visto un sacco di testi o firme di Springsteen falsi. Con i prezzi che girano per questi articoli durante le aste, sia di Springsteen che di altri artisti, sono aumentate le truffe. Ne girano ancora alcune di queste. Quindi fareste meglio a fare attenzione”.

Pfeifer era però sicuro fin dal primo momento che vide i fogli che era veramente la calligrafia di Springsteen, anche se preferì sentire il parere di un esperto. “Erano inseriti in una cornice veramente malandata, ma ho subito pensato che erano incredibili, la prima volte che li vidi. Non sono un gran fan di Southside, quindi al primo momento ero un po’ incerto se acquistarlo, ma quando l’ho preso in mano e l’ho affiancato all’album, mi ha veramente colpito quanto meraviglioso fossero. Springsteen scrisse quelle parole per raccontare la storia che c’era dietro Southside Johnny & The Asbury Jukes”. In quel periodo, era il 1976 quando l’album venne pubblicato, rappresentavano le prime annotazioni scritte da Springsteen e, a parte le sue canzoni e i suoi lavori scolastici, una delle prime volte che rendeva pubblica la sua prosa. Il testo scritto da Bruce era così lungo che occupò quasi tutto il retro dell’album di Southside Johnny. Il manoscritto trovato da Pfeifer era composto da tre pagine. Come capitò a Pfeifer la prima volta che li vide, anche Smith fu sicuro al primo colpo che i documenti erano originali. “Questo non è il genere di cose che qualcuno cercherebbe di contraffare”, racconta Smith. Conosceva molto bene l’album di Southside e si era sempre chiesto che fine avesse fatto il manoscritto originale. “Ho spesso pensato dove doveva essere quel manoscritto, in quando immaginavo che Bruce l’avesse scritto originariamente di proprio pugno, ma non si materializzò mai da nessuna parte. Quindi immaginai che l’avesse semplicemente scritto e gettato via”, racconta Smith.

Quelle annotazioni sono di importanza storica, racconta Smith, in quanto rappresentano la prima volta che Bruce descrive la scena musicale di Asbury Park, dalla quale arriva anche lui. “E’ una storia importante quella che ci racconta in quelle annotazioni, poichè è la vera storia della scena musicale locale di quel periodo”, dice. “E’ stato magnifico vedere la sua calligrafia con le correzioni apportate a mano da Miami Steve”. Una delle principali cause che assicuravano l’autenticità dei documenti erano le aggiunte fatte da Miami Steve van Zandt, tra una riga e l’altra. La calligrafia di Van Zandt non è di quelle che molti falsari riuscirebbero a riprodurre, inoltre aveva un certo che senso che fosse stato Steve a correggere quanto scritto da Bruce. Nonostante Van Zandt aggiunse poche annotazioni, la sua scrittura aiutò ad autenticare il documento. Confrontanto le annotazioni originali con quelle apparse sul retro dell’album, Pfeifer e Smith trovarono solo alcune piccole differenze. “Venne riportato quasi alla lettera quello che scrisse Bruce, con un paio di eccezioni”, ricorda Smith. “Una delle eccezioni era dove Bruce scrisse ‘Mad Dog’ Lopez e, tra parentesi, ‘testa rasata e avanzo di galera’; Miami Steve cancellò quella parte. Immagino non volessero fare diventare Mad Dog, veramente matto. Devono aver pensato che non potevano inserire quella frase. Nonostante tutto, si trattava pur sempre del retro di un album”.

Fu grazie all’esame ravvicinato della scrittura di Miami Steve che Smith e Pfeifer trovarono la parte “nascosta” del loro documento. Quando i due guardarono da vicino l’angolo del foglio, notarono che l’inchiostro sembra arrivare dal retro del foglio. “Potevi vedere attraverso che c’erano piccole parti di scrittura”, racconta Pfeifer. “La prima volta che me ne accorsi, dissi a mia moglie scherzando ‘Magari c’è Dakrness scritta sull’altro lato del foglio'”. Darkness on the edge of town è la canzone preferita di Pfeifer. Smith lo incoraggiò a rimuovere i fogli dalla cornice per poter esaminare il retro. Quando i due appoggiarono la cornice per terra a faccia in giù e tolsero il retro, trovarono qualcosa che li sorprese entrambi.

“Quando aprimmo e Smith iniziò a sollevare ogni pagina, notai altre cose scritte da Bruce, e mi venne quasi un accidenti”. Pensai “Cosa diavolo è?”. L’emozione ci stava uccidendo. La prima cosa che vidi fu la parola ‘Frankie'”. Sul retro di altri due fogli c’erano altre annotazioni fatte da Little Steven, che sarebbe potuto essere il budget per la produzione dell’album. Ma sul retro del terzo foglio c’era ancora la scrittura di Bruce Springsteen. Il tutto riempiva appena mezza pagina, ma era indubbiamente opera di Bruce. “E poi vidi le parole ‘Album IV’ “, continua Pfeifer “e quello che mi passò per la testa in quei pochi secondi è indescrivibile. Pensai a Darkness. Eravamo entrambi senza parole. Era una lista di canzoni, ma quando guardammo i titoli, ne vedemmo alcuni che nessuno aveva mai sentito nominare prima. Era tutto così incredibile”.

Quello che Pfeifer e Smith scoprirono sul retro delle annotazioni era una lista di canzoni che Bruce aveva messo insieme come potenziale quarto album, sotto il titolo di “Album IV”. Otto canzoni, nove titoli ma uno era cancellato, erano messe in un gruppo e altre due erano messe in un altro. “Quelle erano chiaramente le canzoni che Springsteen voleva mettere nell’album successivo a Born to run”, racconta Smith, “ma la cosa più significante era che conteneva sette canzoni sconosciute e che Bruce stava pensando ad un nuovo album così presto, quando Born to run aveva solo pochi mesi di vita”. La data di quella lista è probabilmente la cosa più importante di quei documenti, poiché suggerisce che Springsteen stava considerando un quarto album molto prima di quanto si sia mai creduto in questi anni. In seguito Smith parlò con il grafico che si occupò della copertina dell’album di Southside Johnny, il quale disse che la maggior parte del lavoro grafico e delle annotazioni di Bruce vennero fatti tra febbraio e marzo 1976. “Si suppone quindi che Springsteen scrisse questa lista all’inizio del 1976, probabilmente in gennaio o febbraio”.

Ma la cosa che sconcertò maggiormente Pfeifer e Smith fu uno dei due titoli già noti. Mentre erano solo parzialmente sorpresi di trovare ‘Frankie’ come potenziale brano per il quarto album (venne seriamente considerata per l’album Darkness due anni dopo), rimasero parecchio stupiti nel vedere la sesta canzone: Darkness on the Edge of Town.

“Dimostra che Darkness venne scritta molto prima di quanto abbiamo mai creduto tutti quanti”, spiega Smith. “E’ molto probabile che venne scritta nel 1975 e magari anche provata per l’album Born to run. Se la scrisse in una lista di canzoni all’inizio del 1976, poteva benissimo essere stata scritta nel 1975; è possibile che Darkness on the edge of town sia veramente una outtakes di Born to run”.

Da parte sua, Pfeifer era entusiasta in quanto il valore del suo pezzo da collezione era raddoppiato in una frazione di secondo. Ma forse più importante, era che si sentì così vicino alla sua canzone preferita. “Continuo a dirmi che questa è la prima bozza della lista di brani del quarto album”, dice Pfeifer. “E Darkness è veramente il mio pezzo preferito, il che non fa che renderlo ancora più prezioso. Ero sconvolto dal fatto che Darkness fosse stata scritta così presto. Ho sempre pensato che Darkness fosse l’album e la canzone preferiti da Bruce. La suona sempre. Quindi è forse perchè Darkness è stata una delle prime canzoni scritte per quell’album”.

Oltre a Darkness e Frankie (scritta due volte, una delle quali come ‘Franky’), gli altri titoli erano tutti sconsciuti sia a Pfeifer che a Smith. Includevano: ‘Ramona’, cancellata e sostiuita da ‘Dawn patrol’, ‘House of Eden/The edge of town’, ‘This night’, ‘Walking with the man’, ‘Texas drive-in’, ‘Drifter’s Barrio’ e ‘Your gonna cry’, che come ‘Frankie’ era scritta due volte. Molto probabilmente ‘Frankie’ e ‘Your gonna cry’ vennero scritte separatamente in quanto sono canzoni che Bruce deve aver considerato come potenziali singoli. Vicino a queste due ha anche riportato la durata. Tre minuti per ‘Frankie’ e quattro minuti per ‘Your gonna cry’, che suggerisce che voleva tenerle della lunghezza giusta per poter essere trasmesse alla radio. Questi tempi suggeriscono anche che a questo punto queste due canzoni erano già state scritte e registrate. Nonostante Smith dica che da questa lista è difficile sapere se queste canzoni vennero già registrate nel febbraio del 1976. Nella sua carriera Springsteen ha creato liste di possibili album e molte di queste sono finite nelle mani dei collezionisti. Vennero sicuramente incise almeno sotto forma di demo.

“Ero sorpreso che non avessimo mai visto nessuno di quei titoli prima, tranne ‘Frankie’ e ‘Darkness’. A fianco di ‘Walking with the man’ Bruce aggiunse qualcosa a proposito di ‘corno inglese’, che mi fa pensare che abbia qualcosa a che fare con ‘Meeting across the river’, la quale ha lo stesso strumento. Mi piacerebbe che potessimo trovare anche i nastri di quelle canzoni. Ma a questo punto è possible che siano state suonate solo nel suo salotto”.

Solo Springsteen lo sa con certezza, e Pfeifer sarebbe ansioso di poter mettere alla prova la memoria di Bruce su questo pezzo di memorabilia. “Mi piacerebbe discuterne con lui, sapere se gli è mai capitato in seguito tra le mani e cosa stava pensando quando scrisse tutto questo”, dice Pfeifer, “potrebbe anche non ricordarselo più”.

Nonostante Pfeifer abbia già messo insieme un’impressionante collezione, inclusi alcuni poster originali dei tempi degli Steel Mill, quelle annotazioni sono adesso il suo bene più prezioso. “Secondo me hanno dietro la loro piccola storia. Ci sono così tante possibilità. Potrebbe anche aiutare a scoprire tante altre canzoni che non esistono più. E’ stata una sorpresa così incredibile”. L’unico problema che ha causato questo ritrovamento è stato quello di trovare il modo migliore per esporre questo documento scritto sui due lati. Ecco il compromesso raggiunto: un’ottima fotocopia di una delle pagine delle annotazioni, in modo da poter mettere il lato “Album IV” dietro un vetro, non più nascosto al mondo.

Articolo originale di Charles R. Cross pubblicato sul n. 57 (inverno 1997) della fanzine “Backstreets” . Traduzione a cura di Francesco Magni


Retro copertina del primo album di Southside Johnny & The Asbury Jukes: “I don’t want to go home”.

C’era questo posto chiamato Upstage, aperto dall 20 alle 5 del mattino, che si trovava sulla Cookman Avenue ad Asbury Park. C’erano molti musicisti che si alternavano in quanto le bands che venivano dal North Jersey e da New York per suonare nei 40 migliori club della costa, normalmente finivano per arrivare all’Upstage per terminare la serata, suonando con i ragazzi del posto. Tutti ci andavano in quanto rimaneva aperto molto di più degli altri locali e perché tra la una e le cinque del mattino potevi suonare quello volevi e se eri abbastanza bravo, potevi anche scegliere con chi avresti suonato. L’Upstage era gestito da un ragazzo di nome Tom Potter che ricoprì le pareti di con luci nere e fotografie di pin-up. Era un gran bel posto. Ti chiedeva 5 o 10 dollari per entrare e ci potevi lavorare così non avevi mai bisogno di andare a casa, poiché al momento che uscivi era già l’alba e potevi andare a dormicchiare in spiaggia tutto il giorno, oppure potevi correre a casa prima che ci fosse troppa luce, appendere le lenzuola sulle finestre della tua stanza e dormire fino a notte.

C’erano questi personaggi… Mad Dog Lopez, Big Danny, Fast Eddie Larachi, his brother Little John, Margare & The Distractions (la band del locale), Black Tiny, White Tiny, Miami Steve e vari E Streeters, più il batterista più pesante di tutti, sia in termini di peso che di impatto sonoro, Biiiiig Baaaaaad Bobby Williams. Non vedrete mai più il nome di molti di loro su alcun album oltre a questo, ma nonostante ciò il loro nomi dovrebbero essere citati con rispetto almeno una volta. Non perchè fossero dei grandi musicisti (alcuni di loro non sapevano affatto suonare), ma perchè ognuno di loro era un esempio vivente di cosa, secondo me, il rock’n’roll rappresenta. Era musica per sopravvivere e loro la vivevano fin nel profondo delle loro anime, notte dopo notte. A modo loro, questi ragazzi, sono stati degli eroi e non saranno mai dimenticati. Southside Johnny…. uno dei ragazzi più bizzarri che abbia mai visto. Si vestiva come il mio vecchio. Veniva senza dubbio da fuori. La prima volta che lo vidi, stava suonando il basso per una delle prime leggende di Asbury Park, un ragazzo di nome Sonny Kenn. Johnny era terribile e non avrebbe mai dovuto suonare il basso. Ma poteva cantare e suonare l’armonica e sapeva tutto sul blues. La prima volta che gli parlai, realizzai che non era così bizzarro come sembrava…. era peggio, e le sua conversazione tipo consisteva nell’insultare chiunque si trovasse nel raggio di 15 metri. Ma era anche l’unico ragazzo bianco della zona in grado di suonare cinque set di fila di R&B ogni notte.

In queste note ho raccontato molte cose del passato e spero che a Johnny non dispiaccia, ma penso che sia tempo di ricordarle prima che vadano perse per sempre, perché so che molto presto sarà tutto sparito. Quindi è ora di fare i nomi dei soldati dispersi, perché la musica che trovate in questo album, la musica di Johnny, è qualcosa che è nata e cresciuta grazie all’amicizia e alle lunghi notti estive quando non c’era nessun posto dove andare e niente da fare… tranne che suonare. Tutta la notte. (Bruce Springsteen)

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