Quella sera che Bruce non suonò al Cheers di Long Branch

di Fausto Langerame.

I giorni 28,29 e 30 agosto 1992 mi riportano alla mente dei momenti molto speciali, passati sulle tracce di Bruce e qualcos’altro. Siamo all’inizio dell’estate, Bruce ha appena lasciato l’Italia e le voci su un Bruce “ammosciato” sono state subito smentite da due concerti caldissimi, il primo ci ha lavorato ai fianchi, il secondo ci ha messo KO!! Io riesco a procurarmi il biglietto solo per la prima sera, e mi ritengo già abbastanza fortunato, visto il solito, barbaro, modo con cui sono venduti i biglietti. Passato il ciclone, la voglia di rivedere Bruce è tanta, lasciata l’Europa, le voci dei primi show del New Jersey sono entusiasmanti, nonostante l’assenza della E Street Band, uno Springsteen in forma super mette tutto il resto in secondo piano.

Leggendo la fanzine inglese “For True Rochers Only”, vengo a conoscenza che un’agenzia inglese, la “Live! In the USA” in collaborazione con la fanzine stessa, organizza un viaggio di cinque giorni, meta il New Jersey e Philadelphia, compreso il biglietto per il concerto del 29 agosto alla Spectrum Arena di Philadelphia.

Nella testa inizia a frullarmi l’idea che questo viaggio si possa fare, ma forse aspetto la scintilla giusta. Da qualche tempo ho dei contatti con dei ragazzi di Modena, Piero, Susanna e Massimo… (un saluto a voi ovunque vi troviate…) dei nati per correre D.O.C, che chiamo a telefono per sentire come se la passano e mi accennano che loro hanno deciso di partire. Da allora quella idea diventa realtà, e cominciano i contatti con la società inglese organizzatrice del viaggio e dopo telefonate, bonifici bancari, ecc.. ricevo la lettera che è tutto ok! New Jersey sto arrivando!!!

Dal New Jersey le notizie sulle scalette dei primi concerti di Bruce, non fanno altro che rendere la vigilia di questo viaggio più calda che mai. Il nostro aereo parte da Londra il 27, così raggiungo il giorno prima i miei due compagni di viaggio; Piero mi ospita a casa sua, il giorno dopo si parte da Bologna destinazione Londra, e da Londra destinazione THE PROMISED LAND… NEW JERSEY!!! Il viaggio in aereo è tranquillo, l’atterraggio a New York City è affascinante, molto suggestivo vedere dall’alto tutte quelle isolette che penso costituiscono Long Island, veramente molto affascinante. Una volta scesi dall’aereo l’emozione è tantissima, qualsiasi cosa che profuma di New Jersey crea un sussulto incredibile, per farvi capire il livello emotivo (e io ci aggiungerei anche l’esaurimento) appena scesi dall’aereo, vi dico solo che ad un certo punto Piero grida: “Noooooooooo! Guardate là… una macchina con la targa del New Jersey…” e noi tutti a correre ed avvicinarci alla macchina per ammirare una semplice, targa del NJ, ma per noi, voleva dire: Ci siamo! Finalmente!

All’aeroporto ci aspetta un certo Byrn (spero di non sbagliare nome) che ci accompagna al nostro albergo: Berkeley Carteret, Asbury Park, NJ. Si, siamo ad Asbury Park, posto ormai mitico in chiunque ami Bruce, quante volte avevamo immaginato di essere lì, dove era nato tutto tanti anni fa. Il motel è vicino al Boardwalk, vicino alla Convention Hall, c’è anche una foto (con Max Weimberg in mezzo) che ritrae tutto il gruppo vicino proprio questo teatro, e pensare che fino alle due prove fatte da Bruce nel 99 proprio in questo teatro, io avevo completamente dimenticato di quella foto e soprattutto di averlo visto!

Ci sistemiamo nell’albergo, ed ogni nostro movimento è mirato alla ricerca di un segno, una foto, una testimonianza di Bruce, se lui era passato di lì. Iniziamo subito con un tour nei posti storici legati a Bruce e alla E Street Band, a farci da guida sono Eric Flannigan di Backstreets e Steven Jump della fanzine inglese For True Rockers Only. Si parte e subito il cuore va a mille… uno dopo l’altra ci fermiamo a Belmar, dove c’è la 10th Avenue, la E Street, poi Freehold, la prima casa di Bruce, che ora è abitata da un certo Kress, che ci dice anche di avere le foto di quando Bruce un giorno è passato da lì per una birra, ma da buon tedesco-americano, le foto ce le può solo vendere e così ci scambiano gli indirizzi. La cosa buffa che ricordo e che mentre noi fotografavamo e filmavamo la casa e quei posti, i residenti del posto invece, riprendevano noi che riprendevamo le loro case. Sul retro di questa casa è stata scattata anche la foto che ritrae Bruce appoggiato all’albero, foto del periodo Born in the USA, che è inserita anche nell’album omonimo, come sfondo ai testi dell’album. Ovviamente non ho perso occasione per “rifare” la stessa foto!

Poi via verso Red Bank, poi Rumson, davanti alla casa di Bruce, ma lì, è vietato fare scherzi e passiamo tranquilli, a parte quando vediamo un gruppo di persone avviarsi verso l’uscita… ma solo il personale di servizio. Per il pranzo ci fermiamo al McLoones Rumrunner, dove molto volte Bruce ha suonato ed in particolare il giorno del suo 40simo compleanno, lì si è tenuta una bella festa con molti E Streeters, di cui peraltro non si ha nessuna testimonianza audio di quella serata…..almeno credo!!

Il nostro tour nel New Jersey comprende anche il biglietto per il concerto di Bruce a Philadelphia il 29 agosto, però grazie all’interessamento degli organizzatori di questo viaggio riusciamo ad avere anche i biglietti per la prima delle due serate allo Spectrum, vale a dire venerdì 28. L’eccitazione è alle stelle vedere due sere di seguito Bruce in una di quelle che è sempre stata una delle sue roccaforti, come Philadelphia, rende l’attesa spasmodica..e allora tutti a Philadelphia…BROOOOOOOOOOOOOOOOCE!!

 

Prima di recarci a Philadelphia, abbiamo il tempo necessario per girare un po’ Asbury Park, e così si inizia a girare, prima meta è lo Stone Pony, locale mitico per ogni springsteeniano, purtroppo questo è un periodo un po’ brutto per il locale, infatti è chiuso, alcuni ragazzi che sono riusciti ad entrare, sono rimasti un po’ delusi nel vedere come il locale somigliasse più ad un cantiere che al luogo meta dei sogni di tanti ragazzi come noi; solo la presenza di alcune foto appese al muro ed impolverate, riconducono la nostra mente a quello che quelle mura avevano vissuto!

Dopo lo Stony Pony, è d’obbligo la passeggiata sul boardwalk, e inevitabilmente si arriva davanti al locale di Madam Marie, l’emozione è grande, rivengono in mente tutte quelle canzoni che avevamo sempre ascoltato chiedendoci di come sarebbero stati quei posti, a volte anche chiedendoci se quei posti esistessero veramente, ed ora sono lì davanti a noi!

Si parte per Philadelphia, si arriva sul luogo del concerto, ormai l’eccitazione è al massimo, davanti a noi lo Spectrum, arena storica, poiché essa rappresenta una dei primi posti dove la leggenda di Bruce è diventata realtà. Philadelphia è sempre stata una delle prime roccaforti di Springsteen, a partire dal piccolo Main Point, per finire al Veteran Stadium dove si esibì nella seconda parte del Born in the USA Tour.

Davanti allo Spectrum, l’atmosfera è bellissima, nel parcheggio molte sono le macchine con il cofano aperto e con la musica di Bruce che risuona da ogni parte, si proprio una bella atmosfera; poi si entra, niente file, niente spinte, niente di niente, si entra ognuno al suo posto, a noi italiani sembra un po’ strano assistere ad un concerto di Bruce senza dover subire la solita fila, ed ovviamente tutti noi apprezziamo molto!!!

Parte il concerto, per noi è un momento epico, vedere Bruce in concerto alla Spectrum Arena, roba che fino a qualche mese prima sarebbe stata impensabile. Quando Bruce suona in America è un’altra cosa, poi immaginiamoci in una città come Philadelphia. Il pubblico è abbastanza caldo, anche se come al solito sulle gradinate si preferisce seguire il concerto seduti riscaldandosi solo in poche occasioni, e proprio ad una di queste che va il mio ricordo più piacevole: io sono seduto sulle gradinate e quando parte il concerto il pubblico rimane seduto, poi arriva il momento di “Badlands”, e subito dopo che Bruce grida il One, two, three e parte la musica, TUTTE LE PERSONE CHE MI CIRCONDANO…ALL’UNISONO…SCATTANO IN PIEDI, TUTTO LO SPECTRUM E’ IN PIEDI…io per qualche secondo rimango seduto sorpreso da quello che stava succedendo, tutto il pubblico in piedi a cantare “Badlands”, bellissimo, che emozione ragazzi!!!

La scaletta del concerto è standard, a parte una bella e cupa “Soul Driver” ed una “Growin Up” suonata da Bruce e Roy, che colpisce diritto al cuore; la scaletta un po’ normale crea un po’ di malumore in molti fan italiani, che casomai si aspettavano qualche cosa di più, visto soprattutto quello che aveva combinato nel New Jersey, ma la performance di Bruce è eccellente!

Ma la seconda sera… la seconda sera.. molti di noi capiscono forse per la prima volta, da dove nata leggenda di questo incredibile performer. Bruce è straordinario! Lo Specrtum è una bolgia! “Read Headed Woman”, “Atlantic City”, “Spirit in the Night” sono le chicche di questo concerto. “Leap of Faith” con Bruce in mezzo al pubblico dello Spectrum, non fa altro che affamarlo di più. Ma il KO Bruce lo da, con l’inizio dei bis, dopo aver fatto “Beautiful Reward”, parte con un’incredibile “All or Nothin’ At all”, una canzone senza pretese che però fa letteralmente impazzire lo Spectrum che canta tutto il ritornello. E’ incredibile come Bruce riesca a trasformare delle canzoni che non sono niente di eccezionale, in momenti di totale coinvolgimento. Non contento, infierisce ancora di più con “Working on the Highway”, “Darlington County”, “Bobby Jean” e poi a chiudere a sorpresa con “Follow that Dream”.

Lo show finisce e noi ci sentiamo sazi, finalmente abbiamo visto quello di cui avevamo sempre solo sentito parlare… la leggenda Bruce Springsteen! Il Jersey Devil! Prestazione eccezionale, Bruce mai fermo sul palco, una band che a stento riesce a stare dietro al suo leader e della quale sinceramente in alcuni momenti ci siamo completamente dimenticati. Troppo grande Bruce! La conferma di quello che avevamo visto (ma non ce n’era bisogno) viene anche dalla recensione pubblicata su Backstreet, che descrive quei concerti come all’altezza di quelli del Darkness Tour e su questo sono d’accordo. Ritengo che le performance di Bruce del tour del 92-93, soprattutto a partire dal tour americano, siano anche superiori al Reunion tour, quello era un Bruce scatenato, chissà cosa sarebbe successo con la E Street Band alle spalle…

Come direbbe il grande John Belushi: “Ho visto la luce”; si questo è il pensiero che più mi passa per la mente durante il viaggio di ritorno ad Asbury Park, ma la stessa cosa vale anche per gli altri presenti sul pullman, all’inizio c’è un atmosfera stranamente silenziosa, di chi ha appena assistito ad uno di quegli eventi soprannaturali e l’unica cosa che riesce a fare e mormorare qualcosa a bassa voce. Poi pian piano qualcuno inizia a condividere questo stato di “incredulità” con gli altri e l’atmosfera si scioglie ed ognuno condivide con gli altri le proprie emozioni… e sì, abbiamo VISTO LA LUCE!

Il giorno dopo si riparte alla volta di New York City. In mattinata giriamo un po’ la città: Central Park, saliamo sull’Empire State Building, il Village, la visita in qualche negozietto che potrebbe avere qualche boot e infatti trovo una VHS del concerto alla Meadowlands del luglio appena passato.

Il pomeriggio si torna ad Asbury Park e lì troviamo la graditissima sorpresa che a momenti sarebbe arrivato “Mighty” Max Weinberg. Grazie ad Erik Flannigan di Backstreet, il “nostro” batterista viene a trovarci, e capite bene, che in astinenza di E Street Band, la sorpresa ci è veramente gradita. Il pensiero di cosa avrebbe potuto fare se la sera prima a fianco a lui ci fossero stati Big Man, Max, Roy… vabbè, lasciamo stare va che meglio.

Comunque incontriamo Max, con cui scattiamo un po’ di foto e raccogliamo autografi. Si intrattiene con alcuni del gruppo e rileva alcune cose interessanti tipo che Bruce aveva deciso di aprire il Tunnel of Love tour con “Summer on the Signal Hill”, pezzo acustico registrato proprio da Max sul suo primo disco, che “This Hard Land” è la sua canzone preferita, che “Born in the USA” è il pezzo dove lui suona veramente alla grande e che senza Miami Steve la band non ha più quella unione e quel “cuore” che aveva avuto fino ad allora.

Oramai siamo giunti quasi alla fine del nostro tour, le emozioni sono state tantissime e un po’ ci dispiace lasciare la nostra “Promised Land”, soprattutto non poter seguire Bruce in qualche altro suo concerto. Gli organizzatori hanno previsto come tappa conclusiva di questo tour, di visitare uno dei famosi club del New Jersey, dove molto spesso Bruce si è reso protagonista di apparizioni live entrate nella leggenda di questo grande rocker. E’ domenica e gli organizzatori scelgono il Cheers di Long Branch dove si esibiranno gli Outcry, una delle tante band che girano per la zona.

E’ inutile nascondere che il sogno di noi tutti è quello: vedere Bruce entrare prendere la chitarra e via con un’altra “wild Jersey night”. Non appena partiti con i due pullman ci accorgiamo che sarà un po’ difficile raggiungere il locale, a questo punto ci viene incontro un classico “highway patrolman” locale, che con tanto di sirena all’americana (i soliti esagerati) ci accompagna davanti al Club.

Il locale è molto piccolo, niente di eccezionale; al centro c’è il bancone a forma di ferro cavallo, ed ai lati ci sono dei tavolini. In un angolo c’è un piccolo palco, dove si esibiranno gli Outcry. Noi fan, come al solito, cerchiamo in ogni luogo di trovare una qualsiasi testimonianza del passaggio di Bruce, ma a parte qualche foto, niente di particolare. Prendiamo confidenza con il locale con qualche birra ed intanto il gruppo inizia a suonare. il repertorio è rock classico con qualche sfumatura punk e ad un certo punto sale anche un vecchietto (sinceramente non penso che faccia parte della band) e il gruppo si esibisce in alcuni pezzi country. Io mi ero sistemato di fronte al piccolo palco, appoggiato con le spalle al bancone e di conseguenza anche alla porta di ingresso del locale.

Dopo un po’ che la band ha cominciato a suonare, inizio a sentire un po’ più di casino, un movimento caotico di persone, all’inizio penso che ci sia una rissa, ma non è così, allora mi avvicino verso la porta d’ingresso per vedere cosa succedeva. Faccio un paio di metri e non mi accorgo di nulla, solo una gran confusione ad un certo punto davanti a me passa una figura a me familiare, una donna dai capelli rossi.. che da la mano a qualcuno ed in fila indiana stanno uscendo dal locale con molta difficoltà… in una frazione di secondo riconosco la donna: è Patti! Qualche altro decimo di secondo, durante la quale la mia mente si chiede: ma a chi può dare la mano Patti? BROOOOOOOOOOOOOOCEEE! Volgo lo sguardo avanti alla donna, a circa un metro da me c’è lui: Bruce Springsteen!

Cappellino, solita camicia alla John Fogerty, è lui, è proprio lui! Da questo momento, ricordo solo di essere uscito insieme a tanti altre persone… seguendo Bruce che con Patti ed una coppia di amici, raggiunge la macchina. Non vi sto a raccontare l’emozione di quel momento, vedere davanti a me l’uomo che così tanto mi aveva dato in termini di sogni ed emozioni e per il quale avevo fatto così tanta strada. E’ un’emozione incredibile. Ovviamente noi italiani non capiamo più niente e mentre Bruce sale in macchina e riparte, attacchiamo il motivo che dall’ultimo show di Philly avevamo in mente e canticchiavamo sempre: “All or Nothing”.

Lo so, potevamo scegliere molto meglio, ma quel pezzo suonato quella sera a Philadelphia aveva scavato un solco nel nostro cuore. Allora tutti noi iniziamo con il ritornello: “I want it aaaaaaaaalllllllllllllll or nothin’ at all….say yeah, say yeah..”. Bruce sorride e saluta dalla macchina e se ne va.

Davanti al locale circa un centinaio di persone vagano in circolo come se avessero visto un extraterrestre, i responsabili del locali si affannano a riportare dentro tutti quelli, compreso il sottoscritto, che non il bicchiere di birra si sono catapultati fuori. Da quelle parti puoi sparare a chiunque e non se interessa a nessuno, ma se ti azzardi a farti vedere con un bicchiere di birra fuori dal locale, si incazzano come delle bestie, incredibile.

Incazzatissimi lo sono anche i ragazzi della band, poiché praticamente il concerto si è interrotto. Ormai la serata è andata per come doveva andare. Ricordo benissimo il cantante del gruppo che ne diceva di tutti i colori per la serata andata a male. I gestori del Cheers affermavano che probabilmente Bruce sarebbe andato in qualche altro locale, cioè non sarebbe sicuramente tornato a casa, bisognava solo sapere dove. Alcuni ragazzi italiani che avevano affittato una macchina si gettano all’inseguimento, girano per i locali del posto ma niente di Bruce neanche l’ombra.

Il tempo vola ed è tempo per noi di tornare a casa, quindi tutti sul pullman e via in albergo, tranne alcuni italiani che avendo un’auto a noleggio e si fermano un altro po’ nel locale. Mai decisione fu così azzeccata. Volete sapere in che locale Bruce andò quella sera? Ritornò al Cheers!

Evidentemente dopo che il gestore gli aveva assicurato la partenza del centinaio di fan, lui insieme a moglie ed amici, decisero di tornare lì. Nessuno ci avrebbe mai pensato che sarebbe ritornato proprio lì. Bruce arrivò al Cheers subito dopo la nostra partenza, prese qualche birra, fece delle chiacchiere con il barista, un saluto ai fan presenti che peraltro non  gli diedero nessun fastidio e poi via diritto a casa. A conferma esistono delle foto di Bruce mentre esce dal locale.

Così finisce questa indimenticabile serata al Cheers di Long Branch. Ma ora mi chiedo chissà se le cose potevano andare diversamente e se Bruce quella sera aveva intenzione di salire sul palco… chissà.

World Tour 1992-93

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