Era Luglio 2009: La magia di Bruce

di Cecilia Gadda.

…in questo preciso istante, sto vivendo un’altra magia di Bruce.

La commozione e la gioia non finiscono con il concerto, ma continuano e diventano più forti, nelle ore successive, quando leggo i commenti e le reazioni dei tanti presenti, ritrovandomici in pieno.

Ero indecisa, se rendere pubblici anche i miei pensieri scritti ieri, con la paura di sembrare un po’ ridondante, ma tant’è… mi butto,  ed ecco qua.

A Torino c’ero, ho dovuto rinunciare a Roma, ma sono stata ampiamente ricompensata. Dopo due giorni di riunione a Milano, dopo tre ore di concerto nel prato e rientro notturno, con annessa coda in autostrada, sono stravolta ma felice.

Sono sempre più grata a Bruce per la sua generosità; la gioia che mi da’ non è più solo legata all’energia e alla magia di certe note, ma soprattutto alla sua umanità, al suo abbandono e alla voglia di divertirci e di stare bene, insieme. E anche di condividere il dolore, quando anche questo invade la nostra vita.

In un mondo intriso di finzione, la sua autenticità è disarmante ed è per questo che riempie ancora gli stadi , a un anno di distanza dagli ultimi show negli stadi, con tre date, una di seguito all’altra, non può essere certo per la rarità ed eccezionalità dell’evento o tanto meno per gli effetti speciali (quali? forse le scenette? alcune delle quali ormai consuete, fanno comunque sorridere il cuore) ma è per la bellezza che scaturisce da un suo concerto. Un mix esplosivo di professionalità, di arte, di semplicità e in alcuni momenti, di ingenuità al limite dell’infantile. C’è chi dice che anche questo è business, ma se questo è il risultato: benvenuto business!

Non mi stancherò mai di ripeterlo; sulla scena del rock, oggi c’è Bruce da una parte e tutto il resto, che si può giudicare, dall’altra. Bruce non si giudica, perché ciò che è unico è imparagonabile per definizione. E’ un’altra cosa. Punto. E questo, noi accecati dalla luce, forse non riusciamo a spiegarlo fino in fondo, ma lo sentiamo nell’anima e questo è l’importante. Ce lo ha detto ancora ieri sera: “let rock your soul”.

Alla fine ero più stanca io di lui, tre ore filate, facendo cantare e ballare bambini, magari cresciuti coi videogiochi. Insomma solo chi non ha aperto gli occhi sulla realtà non può non riconoscere il valore e la bellezza interiore di quest’uomo e di coloro che gli stanno attorno. Chi più’ chi meno.

Working on a Dream Tour

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