Era Luglio 2009: Sulle Sulle Strade di Fuoco

di Lorenzo Miami Semprini.

Il caldo davvero torrido doveva essere da preludio per qualcosa di caloroso. Arrivo allo Stadio verso le 10.30, mi prendo il mio numerino 767 e ci mettiamo comodamente all’ombra.

Un grande plauso va all’organizzazione perfetta sia della Barley (che distribuirà i braccialetti verso le 12) sia dei ragazzi in cima alla lista. L’entrata più civile ed educata mai vista ad un concerto di Bruce (estero compreso). Davvero complimenti per l’intelligenza e il buon senso dimostrato. Organizzazione perfetta con il pubblico “innaffiato” per smaltire un po’ di caldo già all’esterno. Tantissimi volti amici come sempre, molti stranieri (anche dall’Austria, Croazia, Slovenia, ecc.) ed un pubblico molto giovane. C’è da notare come dal Magic Tour in poi il pubblico giovane si sia riavvicinato a Bruce e questo non può che far piacere!

Ho tempo di andare a pranzare in osteria ad Udine centro e rientrare con calma allo stadio verso le 16. I cancelli sono già stati aperti. Visto che sono senza biglietto ne trovo uno fuori a 40 euro, dimostrazione che negli stadi avendo un po’ di pazienza si riesca sempre a prendere il ticket sottocosto.

Il concerto. Pit vivibilissimo, prendo posizione centrali a nemmeno dieci metri dalla pedana centrale dove Bruce (forse meno di altre volte?) si presenterà durante lo show.

Lo show si apre con un bambino che fa le “corna rock’n’roll” seguito dai tre fisarmonicisti: Nils, Roy e Charlie. Parte la “Tarantella” cosa che mi fa sorridere come scelta (nella città meno a sud del tour), molto divertente.

L’E Street prende posto: 1,2,3,4 parte “Sherry darling” in una versione un po’ particolare, con tre fisarmoniche (quindi niente organo nè piano): ottimo Clarence (come per tutto lo show) e subito “sing a long” di tutto lo stadio (a dir la verità la grande distanza delle tribune influisce sul non coinvolgimento di queste). Versione divertente di uno di quei brani (ah The river che album…) che farebbe piacere ascoltare più spesso. Terza esecuzioni in Italia di sempre.

“Badlands” solito pugno nello stomaco con Bruce che inizia a martoriare la Telecaster. Noto da subito un pubblico molto “educato” nel pit (nessuna spinta, ecc) ma anche meno “carico” del solito. Cosa poi confermata anche da altri amici.

“Hungry heart“, terza canzone come a Torino. Mi lascia dei dubbi sul posizionamento in scaletta, tant’è anche qui è gran festa, con la particolarità che dopo la prima strofa cantata dal pubblico, Bruce anziché ricantarla attacca subito la seconda.

Outlaw Pete” per me sarà il simbolo di questo Tour. Grande, grandissimo pezzo. A Roma era stata ancora più esaltante (a Torino non c’ero…ahimè) ma la versione migliore per me resta quella di Londra con la citazione chitarristica iniziale di Morricone ed Apache. Comunque solo in Italia (e forse Spagna) il pubblico “doppia” il solo di Stevie. Gran pezzo.

“Darlington County”, ok anche qua divertimento a go go, bella l’ultima strofa cantata in parte solo da Nils. Ok lo ammetto, pezzo già sentito tante volte nei vari tour e avrei preferito qualcos’altro (Downbound train per rimanere nello stesso periodo), ma andiamo avanti ed il pubblico sembra apprezzare. Inizialmente c’è un piccola citazione chitarristica di “Honky tonk women” e un po’ ci speravamo, almeno una strofa come fece ad Atlanta qualche anno fa.

“Something in the night” è un tuffo al cuore. Chiamata al volo. Brano splendido. Ancora negli occhi e nelle orecchie la versione (insuperabile) di Bologna 2002. Bruce ci dà dentro con la voce e miglior scelta non ci poteva essere per recuperare il lato “serioso” dello show contro quello del puro divertimento. Gioiello, troppo spesso accantonato.

“Working on a dream”, solita versione, con il siparietto centrale. Bello il crescendo che fa “rientrare” il brano nel ritornello. Stevie alla 12 corde sembra un po’ tra le nuvole e confermo la mia prima impressione: uno dei brani più deboli dell’intera storia di Bruce.

Aspetto con ansia il “trittico della recessione”. A Londra e Roma “Seeds” mi era piaciuta moltissimo, tesa, nervosa, tirata, cattiva, perfetta per questi tempi. A sorpresa invece di partire il riff di Nils, attacca Max con il beat di “Murder inc.” brano che nel Reunion tour era parte fondamentale dello show. La versione che ne esce è bella arrabbiata, grandissimo solo di Bruce con la Telecaster bianco-nera con gli stacchi (come nel live in NYC) di Max nella coda finale.

“Johnny 99” train version di questo tour. Mi piace quando Bruce riarrangia i brani, anche se alla fine è molto simile alla versione che Bruce suonò ai concerti finali del The Rising tour allo Shea Stadium di New York. Questa versione a volte è stata un po’ “contestata” perchè ritenuta musicalmente troppo gioiosa rispetto al testo oscuro. A me piace anche perchè (vedi Johnny Cash) nella musica tradizionale spesso liriche buie sono accompagnate da musica gioiosa. Questa versione la sento vicina parente a “Mistery train” e a qualche blues del delta. Un solo di armonica (elettrificata) ci starebbe da Dio

“No surrender”. A sorpresa il trittico della recessione resta orfano della terza parte (a Torino “American Skin” aveva svolto questo ruolo). Lo ammetto avrei voluto ascoltare la versione elettrica di “Tom Joad”, mentre in scaletta c’era “Because the night”. Questa versione di “No surrender” l’ho trovata un po’ più moscia forse anche per il resto pubblico. La versione più bella delle tre che ho ascoltato resta Londra con Brian dei Gaslight Anthem a cantare alcune strofe.

Sulla musica di “Raise your hand” (che a differenza di Roma qui non canterà) parte la gag dei cartelli. In generale è una parte dello show che spezza molto il ritmo. Per me sarebbe stata più adatta a farla ad inizio dei bis. Tra le tante cose che raccoglie c’è una banana gonfiabile con scritto “Point blank” che poi lascerà cadere dopo pochi metri, “Thundercrack” e tante altre le escluse. Bruce cerca a tutti i costi di afferrare un cartello bianco con scritto “Be true”.

La prima richiesta prescelta è “Summertime blues”. Gran cover di Eddie Cochran. La versione è la setssa di San Siro 2008 con Big Man alle “risposte”, gran partecipazione del pubblico. Quanto ci sarebbe stata bene in apertura dei bis???

Ecco “Be True”, per me è la terza volta. Il brano dal vivo secondo me non è di quelli indimenticabili. All’inizio ci mettono un po’ a dare l’attacco per accordarsi sulla tonalità. Bruce la vuol suonare in FA, ma Nils interviene e mi pare che la suonino in MI. Buona esecuzione senza dubbio.

La terza richiesta è una di quei sogni che si avverano: “Streets of fire”. Il brano meno suonato in assoluto dall’album Darkness. E’ la prima esecuzione assoluta in Europa. Il brano per me è epico nel suo incedere. Reso ancora più prezioso da una coda chitarristica incredibile di Nils che si ritaglia il suo spazio facendo il solito figurone. Dai Bruce suona un po’ di più anche questa.

Finite le richieste altro spazio alle chitarre con “My love will not let you down” brano che ha accompagnato diverse serate nel Reunion tour ed anche nel Rising tour. Max Weinberg sugli scudi. Non ho visto Jay all’opera ma credo non esistano paragoni. Gran finale con Stevie, Nils e Bruce in linea.

“Waiting on a Sunny day“, solita passerella e solito intermezzo con bambini e ragazzini. Siparietto carino ma è un brano che personalmente non sopporto quasi più e che dopo il tour di The Rising (in cui aveva un ruolo di “trampolino” dello show) mostra la corda. Non sarebbe male farla riposare almeno ogni tanto.

Arriva la Fender e l’armonica per “The promised land”. Personalmente lo ritengo il brano gospel di Bruce. L’avrò sentita decine di volte dal vivo ma non mi stanca mai. L’emozione per quel testo, per il “Blown away” per quell’armonica (di Woody?) e per quel ritornello senza tempo. Grande solo di Big Man, ottimo duetto Nils/Stevie (ma quant’è bella la chitarra che usa qua Nils?), io personalmente alzerei il volume dei due coristi (sempre sotto in tutto lo show) per aumentare l’incedere gospel del ritornello.

In scaletta ci sarebbe “Backstreets” ma Bruce chiama al volo “41 shots”. Tre date italiane tre esecuzioni del brano, mai eseguito prima d’ora in Europa. Grande dubbio. Che ci sia davvero una ragione dietro a tutto questo? Difficilmente lo sapremo con certezza, vedremo se continuerà ad eseguirla pure in Spagna. La versione è leggermente differente da quella del live in NYC con una coda molto più lunga e sofferta. Ogni volta che l’ha eseguito la mia dedica personale è per Federico Aldrovandi, il ragazzo di Ferrara che nel 2005 a soli 19 anni è stato massacrato ed ucciso da quattro agenti di polizia (condannati in primo grado ad una pena ridicola). Scusatemi l’excursus personale.

Sull’accoppiata “Lonesome day/The rising” si è scritto molto ed è sentimento quasi comune il desiderio di vederle (soprattutto la prima) riposare un po’. Anche perché se Bruce volesse pescare dalla sua discografia recente avrebbe pane per i suoi denti: “Further on up the road”“Devils and dust”, ecc…

Gran finale con le luci accese su “Born to Run”. Cosa dire? sempre potentissima. Solo una curiosità: le frequenze basse durante l’esecuzione di quest’ultima e “The Rising”,  vengono tenute più alte rispetto al resto dello show, probabilmente per dare magggior incisività ai due brani che concludono solitamente il set principale.

A questo punto ho sperato (come successe a Londra) di sentire attaccata subito “Rosalita” perfetto showstopper di ogni concerto di Bruce. Non è stato così e purtroppo non è stata eseguita neppure “Hard times” (in nessuna delle 3 date italiane) che secondo me è uno dei punti più alti di questo tour.

I Bis. Qui ci sarebbe da parlare molto. A Roma mi erano piaciuti molto per intensità ed energia, con la chicca di “You can’t sit down”. Esclusa “Born in the USA” eseguita su richiesta, con una esecuzione davvero potente e magistrale. L’urlo del pubblico è stato clamoroso, ricordiamoci che resta il brano più famoso e popolare di Bruce. Il resto dei bis è clamorosamente già sentito.

Per quanto ancora ci dovremo sorbire “Dancing in the dark” che viene suonata ininterrottamente dal 2002? “Bobby Jean” è un gran pezzo ok, commovente, ma in Italia negli stadi la suona quasi sempre. “American land” è uno standard dal Seeger sessions tour. “Twist & shout”… terza esecuzione nei tre show italiani. Non è per volere fare il difficile ma Bruce potrebbe variarli un po’ di più.

Per tre sere “Jungleland” è stata in scaletta e mai eseguita! Perchè dimenticarsi del “Detroit medley”“Rocking all over the world”“Quarter to three”“I’m a rocker”“10th Avenue” o tante tante altre. A Bruce non mancherebbero i brani o le cover da eseguire. Invece i bis restano sedimentati sui soliti brani. Ho sentito molti dire questa cosa.

Lo show quindi si conclude con il “ballo al buio” con una fan e la corale “Twist & shout/La bamba” ma “Do you love me?” no?…

Questo è un tour strano, atipico secondo me. Rimpiango di non essere stato a Torino e non aver sentito “Drive all night”, brano per cui sbavo da quando lo ascoltai per la prima volta.

Bruce resta Bruce. Tre ore di grande rock’n’roll fatte in maniera unica, generosa, egregia, una Band che lo supporta benissimo nonostante l’età che avanza. Io non so se veramente la band suoni meglio di come abbia fatto nel passato. Ascoltando i boot dei tour passati mi vengono un po’ di dubbi ma è comunque innegabile (vedi le improvvisazioni con i cartelli) che Bruce riesce a mettere i piedi sempre su un terreno solido e ben costruito.

Spero che il prossimo tour (che sia solista, country, rock, ecc) dia un po’ più di spazio al Bruce intimista: ma perchè “The Wrestler” è caduta nel dimenticatoio?  Bruce ha tutte le qualità musicali, culturali, umane per farlo. Anche a costo di perdere un po’ di quella popolarità che (quasi improvvisamente) ha ritrovato alla soglia dei 60 anni. Non sarà una scelta facile. Vedremo. Time will tell….

Working on a Dream Tour

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